La fregata Martinengo lascia Taranto per rafforzare lo scudo europeo a difesa di Cipro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
È salpata nel pomeriggio di venerdì dal porto di Taranto la fregata missilistica Federico Martinengo, unità d’élite della Marina Militare italiana, con una rotta che la condurrà nel giro di un paio di giorni nel Mediterraneo orientale, dove l’isola di Cipro è divenuta l’epicentro delle contromisure europee contro le recenti minacce provenienti dall’Iran. L’operazione, che vede imbarcati oltre centosessanta militari, si inserisce in un più ampio dispositivo coordinato che include Spagna, Francia e Paesi Bassi; un assetto navale pensato per contenere l’escalation delle tensioni in Medio Oriente ed evitare che la crisi, ormai alle porte del territorio dell’Unione europea, possa aggravarsi ulteriormente. La scelta di inviare la Martinengo, nave operativa dal 2018 e di recente rientrata dalla missione Aspides nel Mar Rosso, non è casuale: rappresenta una delle piattaforme più avanzate della flotta, progettata per garantire una copertura antiaerea e antimissile a largo raggio, una capacità divenuta indispensabile dopo l’attacco con droni che ha colpito la base britannica di Akrotiri, situata sulla costa meridionale dell’isola. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto a precisare che l’Italia non intende diventare parte attiva del conflitto, ma l’invio della fregata testimonia la volontà di proteggere un Paese membro dell’Unione, sebbene Nicosia non abbia formalmente invocato la clausola di difesa collettiva prevista dall’articolo 42.7 del Trattato sull’Unione europea.
Una nave tecnologicamente avanzata per uno scenario complesso
La *Federico Martinengo*, settima unità della classe Bergamini e terza in configurazione multiruolo, è un gioiello ingegneristico costruito da Fincantieri tra gli stabilimenti di Riva Trigoso e del Muggiano, con una lunghezza di quasi 145 metri e un dislocamento che sfiora le 6.900 tonnellate. Il suo sistema di combattimento, cuore pulsante della nave, integra radar tridimensionali e sonar di ultima generazione che le consentono di creare una bolla di protezione estesa per decine di chilometri attorno allo scafo; una caratteristica che la rende particolarmente adatta a operare in contesti ad alta densità di minacce asimmetriche, come quelle rappresentate dai droni e dai missili cruise in dotazione alle forze iraniane o ai loro proxy regionali. L’armamento principale, costituito da sedici celle di lancio verticale Sylver A50 per missili Aster 30, garantisce una difesa d’area contro velivoli e missili balistici, mentre il cannone prodiero da 127 millimetri e quello poppiero da 76 millimetri con sistema Strales assicurano capacità di ingaggio ravvicinato e di interdizione navale. Completano il pacchetto offensivo i missili antinave Teseo Mk2/A e i siluri MU-90 per la lotta antisommergibile, senza dimenticare i due elicotteri imbarcati, solitamente NH90 o AW101, che estendono il raggio d’azione della nave oltre l’orizzonte radar.
La dimensione politica di una missione europea coordinata
La partenza della Martinengo non rappresenta un’iniziativa isolata, ma il tassello italiano di una risposta europea che sta prendendo forma con crescente rapidità. Già nei giorni scorsi la Grecia aveva fatto arrivare a Cipro due fregate, tra cui la nuovissima *Kimon*, e caccia F-16, seguita dalla Francia che ha annunciato il dispiegamento della portaerei *Charles de Gaulle* nel Mediterraneo orientale insieme alla fregata *Languedoc*. La Spagna, nonostante le tensioni diplomatiche con l’amministrazione Trump per il diniego all’uso delle basi in Andalusia, ha confermato l’invio della fregata *Cristóbal Colón*. Questa mobilitazione collettiva, che coinvolge anche mezzi aerei britannici, è stata accelerata dalla necessità di rispondere a un attacco che ha violato la sovranità di uno Stato membro: lunedì prossimo, in una dimostrazione di unità politica, il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis saranno a Cipro, dove incontreranno il presidente Nicos Christodoulides presso la base aerea Andreas Papandreou a Paphos, luogo simbolico dove sono già atterrati i caccia greci. La visita, organizzata con misure di sicurezza straordinarie, vuole lanciare un segnale inequivocabile a Teheran, mostrando che l’Europa è pronta a difendere i propri confini.
La cornice giuridica e le garanzie fornite dall'Italia
Nonostante l’evidente rafforzamento militare, il governo italiano ha tenuto a circoscrivere con precisione il perimetro della missione. In Parlamento, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riferito che non risultano al momento richieste da parte degli Stati Uniti per utilizzare le basi italiane come piattaforme di lancio per operazioni offensive contro l’Iran, escludendo così un coinvolgimento diretto in azioni belliche. Le infrastrutture presenti sul territorio nazionale, compresa la base di Sigonella dove si sono registrati movimenti di aerei P-8A Poseidon, vengono utilizzate esclusivamente per attività di rifornimento, logistica e sorveglianza, nel quadro dei trattati bilaterali esistenti. La *Federico Martinengo*, con il suo motto “*Sufficit Animus*” tratto da Seneca, si trova quindi a operare in una zona cuscinetto, lì per proteggere e dissuadere, senza varcare la soglia che trasformerebbe una missione difensiva in un atto di guerra. La sua presenza al largo delle coste cipriote, insieme alle altre unità europee, costituisce uno scudo che ha l’obiettivo di garantire la libertà di navigazione e la sicurezza delle infrastrutture energetiche, ma anche e soprattutto di tracciare un confine chiaro: l’Europa non intende restare a guardare mentre le sue frontiere meridionali vengono minacciate.




