La fregata Martinengo salpata da Taranto verso Cipro, la nave rappresenta un tassello della strategia difensiva europea nel Mediterraneo orientale
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Redazione Esteri
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È salpata nel pomeriggio di venerdì 6 marzo dal porto di Taranto la fregata missilistica Federico Martinengo, della Marina Militare italiana, con una destinazione precisa e un compito altrettanto chiaro: rafforzare lo scudo difensivo dell’isola di Cipro. L’unità, che trasporta un contingente di oltre 160 militari, è attesa nel Mediterraneo orientale nell’arco di un paio di giorni, inserendosi in un dispositivo navale più ampio coordinato con Spagna, Francia e Paesi Bassi. La partenza dell’imbarcazione, avvenuta dalla base pugliese, segue di poche ore le dichiarazioni della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la quale ha tenuto a sottolineare come l’iniziativa, pur rappresentando un atto concreto di solidarietà europea e di prevenzione, non trasformi l’Italia in una parte belligerante del conflitto in corso. L’operazione, infatti, si colloca in un contesto di accresciuta tensione dopo che attacchi con droni hanno preso di mira installazioni nell’isola, membro dell’Unione europea, spingendo diverse capitali europee a rivedere il proprio dispositivo di sicurezza nell’area.
Una macchina da guerra tecnologicamente avanzata per la difesa aerea e anti-superficie
La Federico Martinengo (distintivo ottico F 596) non è una nave qualsiasi, bensì una delle fregate più moderne della flotta italiana, appartenente alla classe FREMM (European Multi-Mission Frigate), progetto italo-francese che ha dato vita a unità multiruolo di ultima generazione. Entrata in servizio nel 2018, questa fregata, intitolata alla memoria del contrammiraglio Federico Carlo Martinengo, caduto durante la seconda guerra mondiale, è stata costruita negli stabilimenti Fincantieri di Riva Trigoso e successivamente allestita a Muggiano, in provincia della Spezia. Con i suoi 144 metri di lunghezza e un dislocamento che supera le 6.700 tonnellate, la nave è progettata per operare in scenari complessi, dalla lotta antisommergibile alla difesa aerea, fino alla protezione del traffico mercantile e delle rotte energetiche, una missione, quest’ultima, che già l’aveva vista impegnata nell’operazione europea Eunavfor Aspides nel Mar Rosso contro le minacce Houthi.
L’arsenale di bordo: missili Aster, cannoni e sensori per uno scudo anti-drone
La ragione per cui un’unità come la Martinengo è stata scelta per questa missione risiede nel suo impressionante potenziale bellico-difensivo. Il cuore del sistema d’arma è rappresentato dal lanciatore verticale Sylver A50, integrato con i missili Aster 30, progettati per la difesa aerea d’area e in grado di neutralizzare minacce come aerei, missili e, aspetto cruciale in questo frangente, droni fino a una distanza di circa cento chilometri. A questo si aggiungono i missili antinave Teseo/Otomat Mk-2, impiegabili anche contro obiettivi costieri, e un articolato sistema di artiglieria che comprende un cannone principale da 127 millimetri e un cannone da 76 millimetri con sistema Strales, particolarmente efficace per il tiro anti-aereo ravvicinato e l’intercettazione di velivoli senza pilota. Completano il quadro i siluri MU90 per il contrasto ai sottomarini, due elicotteri (NH90 o AW101) ospitati nell’hangar di poppa per missioni di sorveglianza, e una sofisticata rete di sensori, tra cui radar tridimensionali in grado di rilevare bersagli a duecento chilometri di distanza e sistemi sonar di ultima generazione per la guerra subacquea.
Il dispositivo europeo e il ruolo dell’Italia nel quadro dell’escalation
L’invio della fregata, partita meno di quarantotto ore dopo la decisione operativa, non è un’azione isolata ma si inserisce in un più ampio mosaico di dispiegamenti navali occidentali. La Grecia, paese apripista in questa fase, ha già da giorni messo in mare proprie fregate, inclusa la nuovissima Kimon, mentre la Francia ha rafforzato la sua presenza con la fregata Languedoc e con il posizionamento di unità anfibie, in attesa dell’arrivo della portaerei Charles de Gaulle. Anche il Regno Unito ha annunciato l’invio di una nave da guerra e sistemi anti-drone a protezione della propria base di Akrotiri, già oggetto di attacchi. L’Italia, attraverso la Federico Martinengo, contribuisce quindi a quella che di fatto è una missione di sorveglianza e deterrenza, coordinata a livello europeo ma con il chiaro monito, ribadito dalla presidente Meloni, che la linea rossa della non-belligeranza non verrà oltrepassata, concentrandosi esclusivamente sulla protezione di un avamposto strategico dell’Unione e sulla prevenzione di un’ulteriore escalation.




