Guerra in Iran, Piantedosi: «I conflitti rischiano di trasferirsi nelle piazze». Borgonzoni attacca Lepore: «È un grande male, liberiamo Bologna»
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Redazione Interno
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Nel giorno in cui il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, mette in guardia sui rischi che le tensioni internazionali, con particolare riferimento al conflitto in Iran, possano trovare una pericolosa valvola di sfogo nelle piazze italiane, la campagna per il referendum sulla giustizia si tinge di una polemica tutta locale, destinata a lasciare il segno nel già teso clima politico bolognese. Piantedosi, intervenuto all’evento «Io voto sì. La riforma che fa giustizia» organizzato dalla Lega all’hotel Regency di Bologna, ha tracciato un quadro preciso della situazione della sicurezza nazionale, un quadro che, pur escludendo al momento imminenti pericoli di matrice terroristica, non nasconde affatto la preoccupazione per l’evolversi del dibattito pubblico legato alle guerre. Il titolare del Viminale ha spiegato come il prolungarsi di questi conflitti, e mi riferisco in particolare a quanto sta accadendo in Iran, possa innescare fenomeni di radicalizzazione, portando alla nascita di gruppi antagonistici pronti a imbracciare le cause più disparate, con il risultato concreto di tradursi in notevoli difficoltà nella gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni.
È proprio su questo fronte che si concentra l’attenzione del ministero, il quale, come ha tenuto a sottolineare Piantedosi, sta monitorando con la massima attenzione alcune iniziative programmate per le prossime settimane, inclusa quella indetta dai movimenti antagonisti a Roma per il 28 marzo, nella consapevolezza che le contrapposizioni radicali nate altrove rischiano di trovare terreno fertile anche nelle piazze italiane. Il ministro, la cui presenza nel capoluogo emiliano era motivata proprio dalla campagna referendaria, ha poi approfittato dell’occasione per ribadire la necessità di portare avanti il dialogo con le istituzioni locali su temi scottanti come la realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Bologna, un’infrastruttura che lui stesso ritiene cruciale in una città dove, come ha ricordato citando dati alla mano, quasi la metà dei reati viene commessa da stranieri, una percentuale ben superiore alla media nazionale. Un dialogo, quello con il Comune, che Piantedosi ha definito indispensabile ma che, a suo dire, non può limitarsi a semplici dichiarazioni di principio prassi che poi si riscontrano nella risoluzione concreta delle problematiche.
Ma l’attenzione dei riflettori, nel corso della stessa iniziativa politica, è stata inevitabilmente calamitata dalle parole della sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, che ha letteralmente infiammato il dibattito rivolgendosi direttamente alla platea dei sostenitori presenti. «Questa è una giornata importante – ha esordito dal palco –, vi ringrazio per essere qua e vi ringrazio perché so che racconterete fuori quello che qua viene detto, è importante per il voto dei sì e per liberare, spero presto, la nostra città da quello che per me è un grande male: Lepore». L’affondo nei confronti del sindaco democratico Matteo Lepore, che ha immediatamente catalizzato l’attenzione dei cronisti, non è una semplice scaramuccia, ma porta con sé il peso di una rivalità personale e politica che affonda le radici in due importanti competizioni elettorali. Borgonzoni, infatti, fu sconfitta al ballottaggio per la poltrona di primo cittadino da Virginio Merola nel 2016 e, successivamente, nella corsa alla presidenza della Regione da un altro esponente del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, nel 2020; una storia di confronti persi che rende il suo attuale astio nei confronti dell’attuale inquilino di Palazzo d’Accursio ancora più personale e diretto.
La sottosegretaria leghista ha poi motivato la sua gioia per lo svolgimento dell’evento nella città felsinea, sostenendo che «dà molto fastidio al sindaco e questo mi dà molta gioia, perché vuol dire che è una giornata molto importante». Le critiche di Borgonzoni si sono appuntate sulla presunta volontà di Lepore di controllare l’agenda politica cittadina, impedendo che si parli di temi a lui non graditi. «Lepore due settimane fa si è permesso di chiedersi come mai alcune testate giornalistiche dessero spazio alle mie parole – ha proseguito la sottosegretaria –. Si stupisce quando viene dato spazio a un sottosegretario che parla. E ora si stupisce perché il ministro dell’Interno viene a Bologna per parlare del referendum e di cose che a lui non piacciono, perché in questa città bisogna parlare solo di quello che vuole Lepore, se qualcuno parla d'altro non va bene e dovrebbe essere censurato dalla stampa». Parole, queste, a cui ha fatto subito eco un altro esponente del Carroccio presente in sala, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, il quale ha commentato l’intervento della collega definendolo un «primo chiodo» piantato con un chiaro messaggio politico dedicato al sindaco.
La macchina organizzativa del partito si mette in moto per il sì
Mentre a Bologna il clima si surriscaldava attorno alle figure istituzionali, in altre parti d’Italia la macchina della Lega procedeva spedita e metodica nel suo lavoro di proselitismo e informazione in vista dell’appuntamento referendario. L’obiettivo, dichiarato apertamente, è quello di stimolare la partecipazione al voto, in un referendum che, come è stato ricordato in più occasioni dagli stessi organizzatori, non necessita del raggiungimento di un quorum per essere valido, un dettaglio non secondario che potrebbe influenzare la strategia comunicativa e la mobilità degli elettori. A Novi Ligure, ad esempio, è stato annunciato un incontro pubblico per lunedì 9 marzo, un appuntamento che si terrà alla Biblioteca di via Marconi e che vedrà la partecipazione di Riccardo Molinari, presidente del gruppo Lega alla Camera dei Deputati e segretario regionale del Carroccio, affiancato da esperti del settore come Vittorio Gatti, membro della Camera Penale di Alessandria, e Alberto Vella, presidente del comitato cittadini per il sì di Alessandria e provincia. Un mix, quello tra politici e tecnici, che il partito sta utilizzando in lungo e in largo per presentare la riforma come un atto dovuto e non come una mera operazione di bandiera.
Parallelamente, anche a Cremona l’approfondimento sul tema della giustizia ha tenuto banco nell’agenda politica locale, con un incontro tenutosi a Spazio Comune. All’iniziativa, promossa dalla Lega cremonese, hanno preso parte figure di spicco del partito come la senatrice ed ex ministro Erika Stefani e la deputata Silvana Comaroli, moderate dal consigliere provinciale Filippo Raglio. Durante l’incontro, dopo aver aperto i lavori con un richiamo al celebre caso Palamara, si è ribadita con forza la necessità di recarsi alle urne, argomentando nel dettaglio le ragioni che spingono il partito a sostenere il fronte del "Sì". Un'articolata campagna di mobilitazione che tocca numerosi territori, a testimonianza di come il partito consideri questo appuntamento non solo un voto su singoli quesiti, ma una vera e propria occasione per rimettere al centro del dibattito pubblico il tema della riforma della giustizia e della separazione delle carriere, su cui il ministro Piantedosi, sempre a Bologna, aveva ribadito la sua posizione definendola «un elemento di civiltà e democrazia» presente in oltre venti ordinamenti europei, quasi a voler smontare le critiche di chi la dipinge come una riforma estremista.




