La lezione tattica di Maresca a Luis Enrique: così ha portato il Chelsea sul tetto del mondo
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Redazione Sport
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Facendo scorrere le pagine dei giornali dopo il netto 3-0 del Chelsea sul Psg nella finale del Mondiale per club, dominata dai londinesi fin dal primo tempo con la doppietta di Palmer e il gol di Joao Pedro, spicca il giudizio della "Gazzetta dello Sport", che assegna un 9 a Enzo Maresca. "L’unico ad aver capito come si affronta la squadra di Luis Enrique", scrive la rosea, aggiungendo che "in panchina è nata una stella".
Maresca, che ha guidato i Blues alla conquista del trofeo, è un caso particolare nel panorama degli allenatori italiani. Non solo perché ha assimilato le lezioni di Guardiola, ma perché ha scelto strade diverse dal tradizionale conservatorismo tattico del nostro calcio. A 18 anni, quando molti suoi coetanei sognavano solo di giocare, lui aveva già chiaro che il suo futuro sarebbe stato in panchina. E oggi, dopo aver studiato a fondo il cileno Manuel Pellegrini – il suo vero mentore – e aver affinato le idee sotto la guida del tecnico catalano, ha dimostrato di saper tradurre in pratica ciò che altri si limitano a teorizzare.
La sua capacità di annullare il Psg, squadra costruita per dominare il possesso palla, è stata frutto di un lavoro meticoloso. Mentre Luis Enrique cercava di imporre il suo gioco, Maresca ha sfruttato ogni transizione, trasformando la partita in una trappola per i parigini. Palmer, lanciato in avanti con precisione chirurgica, ha incarnato alla perfezione il piano del tecnico italiano, che ha saputo alternare fasi di pressing alto a ripartenze fulminee.
Sugli spalti del MetLife Stadium, tra i riflettori puntati sul campo, c’era anche Melania Trump, la first lady americana, che ha scelto un look minimalista: blazer, t-shirt e occhiali oversize, perfetti per mimetizzarsi tra la folla senza rinunciare all’eleganza. Ma la vera attrazione era il Chelsea, che sotto la guida di Maresca ha scritto una pagina di storia.




