Eni, più dividendi e maxi buyback nel piano 2026-2030: via al riassetto di Plenitude con Ares
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Redazione Economia
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Il gruppo guidato da Claudio Descalzi ha presentato alla vigilia del Capital Markets Update l’aggiornamento del Piano Strategico quinquennale, un documento che ridisegna le coordinate finanziarie della società fino al 2030 ponendo l’accento su una remunerazione per gli azionisti particolarmente generosa, sostenuta dalla solidità patrimoniale e da una gestione dei flussi di cassa destinata a migliorare ulteriormente. L’elemento centrale della nuova politica, che sarà attuata attraverso un payout complessivo portato al 35-45% del cash flow operativo – un incremento rispetto alla precedente forbice del 35-40% – prevede per l’esercizio in corso una proposta di dividendo pari a 1,10 euro per azione, in crescita di circa il 5%. A completare il quadro delle misure destinate a remunerare il capitale, il consiglio di amministrazione ha annunciato l’avvio di un programma di riacquisto di azioni proprie (buyback) fissato inizialmente a 1,5 miliardi di euro, una cifra che tuttavia potrebbe lievitare fino a 4 miliardi in presenza di condizioni di mercato particolarmente favorevoli, un meccanismo che di fatto lega il ritorno per gli investitori all’andamento delle commodity energetiche.
La svolta nella distribuzione legata ai prezzi del Brent e il meccanismo del dividendo straordinario
L’innovazione più significativa introdotta nel piano, e quella che ha suscitato maggiore interesse tra gli analisti, riguarda però l’introduzione di un meccanismo di dividendo straordinario che scatta al superamento di soglie specifiche legate al prezzo del petrolio o ad altri indicatori del settore. Nel dettaglio, se il prezzo medio del Brent dovesse attestarsi stabilmente sopra i 90 dollari al barile – oppure in caso di un incremento del 50% del prezzo del gas naturale o dei margini di raffinazione rispetto agli scenari di budget – Eni si è impegnata a distribuire l’intero flusso di cassa incrementale derivante da queste eccedenze sotto forma di dividendo straordinario. La tempistica prevista per questa operazione, come chiarito in sede di presentazione, vede una valutazione dello scenario annuale nel corso del terzo trimestre e il conseguente pagamento concentrato nell’ultima parte dell’anno, un timing che consente alla società di avere un quadro chiaro dell’andamento dei mercati prima di impegnare le risorse.
La strategia dei satelliti e il riassetto della compagine azionaria di Plenitude
Parallelamente alle novità in materia di dividendi, il gruppo ha avviato un’operazione di riassetto della compagine azionaria di Plenitude, la controllata attiva nella produzione da fonti rinnovabili e nella distribuzione di energia, un passaggio che porta alla deconsolidazione della società dal perimetro di bilancio di Eni. L’operazione, che coinvolge gli attuali soci Ares Management ed Energy Infrastructure Partners (EIP), si basa su un aumento di capitale non proporzionale tra i soci del valore di circa 1,5 miliardi di euro, di cui almeno 1 miliardo verrà sottoscritto dal fondo Ares. A valle di questa operazione, che valorizza Plenitude su base pre-money con un equity value di 10,75 miliardi di euro, Eni manterrà una quota vicina al 65% del capitale sociale, conservando al contempo presidi di direzione e coordinamento sulla società, che passerà a essere soggetta a un controllo congiunto con il nuovo partner finanziario. La mossa, che rientra nella più ampia strategia di creazione di business satellitari in grado di autofinanziare i propri piani di crescita, mira a ottimizzare la struttura finanziaria del gruppo e a liberare risorse per le attività core dell’esplorazione e produzione (E&P), settore per il quale il piano prevede una crescita della produzione attestata tra il 3% e il 4% annuo fino al 2030.
Investimenti in calo e generazione di cassa in forte crescita nonostante la volatilità
La solidità del piano, che ha trovato il plauso degli analisti con diversi rialzi dei target price già nelle ore successive all’annuncio, si fonda su una previsione di generazione di cassa operativa in netta ascesa, sostenuta da un programma di investimenti medi annui previsto in calo di circa 2 miliardi rispetto al precedente piano 2025-2028. Il gruppo prevede che il flusso di cassa operativo (CFFO) possa raggiungere i 17 miliardi di euro entro il 2030, con un tasso di crescita annuale composto per azione del 14%, mentre il free cash flow cumulato nell’arco del quinquennio dovrebbe superare i 40 miliardi di euro. Questo scenario, unito a un indebitamento (gearing) mantenuto storicamente basso in una forbice compresa tra il 10% e il 15%, conferisce al gruppo la flessibilità necessaria per sostenere la nuova politica di remunerazione, che include anche la possibilità di destinare il 60% del cash flow incrementale a ulteriori programmi di buyback in caso di risultati migliori rispetto alle attese del piano, replicando un meccanismo già sperimentato con successo in passato.




