Frana in Molise, la Puglia torna a respirare ma resta il nodo della statale 16

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono bastati quattro chilometri quadrati di terra scivolata verso valle, un evento che qualcuno ha già definito “storico” per l’estensione e la violenza del movimento franoso, per tenere in ostaggio per tre giorni un’intera regione. La Puglia, ieri mattina, ha finalmente rivisto i primi treni percorrere la dorsale adriatica – seppure a singhiozzo e a velocità ridotta – mentre l’autostrada A14 era già stata riaperta nella giornata di ieri, in entrambi i casi con limitazioni pesanti al traffico e dispositivi di sicurezza potenziati. La riapertura, avvenuta stamattina alle 6 per la linea ferroviaria, rappresenta un primo assaggio di normalità dopo l’isolamento totale che ha caratterizzato gli ultimi giorni. Ma chiunque abbia percorso quei tratti sa bene che “normale”, per ora, è una parola ancora fuori luogo.

L’incubo di un blocco di mesi scongiurato all’ultimo

Martedì scorso, quando la frana si è abbattuta con tutta la sua forza sull’area tra Molise e Abruzzo, la Protezione civile nazionale aveva ipotizzato uno scenario da brividi: settimane, se non addirittura mesi, di isolamento per la Puglia, tagliata fuori da ogni collegamento rapido con il resto del Paese. E invece, grazie a un sistema di sensori distribuito lungo la viabilità – strumenti che hanno permesso di monitorare in tempo reale l’evoluzione del dissesto – si è riusciti a ripristinare in anticipo sia la circolazione autostradale che quella ferroviaria. Non è stato un miracolo, semmai il frutto di una tecnologia che ha funzionato nonostante tutto. I disagi, è bene chiarirlo, continueranno ad esserci per diverse settimane, ma poteva andare decisamente peggio.

Petacciato e quel ponte sul Trigno ancora inagibile

La parola “Petacciato” rischia di entrare nel lessico delle emergenze italiane come sinonimo di una fragilità strutturale che non si vuole davvero affrontare. In poche ore, quella frana ha interrotto la linea ferroviaria adriatica, bloccato un tratto dell’A14 e messo sotto pressione l’intera viabilità ordinaria. Ma il nodo vero, quello che continua a tenere i tecnici svegli la notte, è la strada statale 16: il crollo del ponte sul fiume Trigno – un’infrastruttura che si trova leggermente più a nord rispetto all’epicentro della frana – resta ancora irrisolto. E senza la statale, il quadro della mobilità alternativa rimane fragile, appeso a pochi chilometri di asfalto sorvegliato giorno e notte.

Una donna, un navigatore e la campagna di Frosolone

Che la situazione fosse ancora caotica, lo dimostra un episodio di cronaca accaduto proprio in queste ore. Una donna partita da Lanciano diretta a Bari, nonostante le deviazioni dell’A14 segnalate a tutti i livelli, ha deciso di fidarsi del proprio navigatore. Il risultato? Si è ritrovata bloccata nelle campagne di Frosolone, in provincia di Isernia, dove gli smottamenti del terreno le hanno impedito sia di proseguire che di tornare indietro. A trovare i soccorsi – e a chiamare la Protezione civile – è stato il marito, accorso sul posto dopo aver perso i contatti con lei. La donna è stata poi salvata, ma l’episodio racconta meglio di qualsiasi rapporto tecnico quanto sia difficile orientarsi in un territorio ancora ferito.

Il direttore della Protezione civile: “Frana storica e controllata”

Le parole del direttore della Protezione civile, Ciciliano, hanno provato a mettere ordine nel caos: “Questa frana enorme di 4 km quadrati in Molise è storica ed è particolarmente controllata e vigilata dai sistemi di sensori distribuiti lungo la viabilità. Proprio grazie a questi sensori si è potuto, in maniera molto precoce, ripristinare – anche se in maniera parziale – la viabilità dell’autostrada A14 Adriatica e da oggi anche la linea ferroviaria Adriatica”. Resta il nodo complesso della statale 16, ha aggiunto, a causa del crollo del ponte sul Trigno, che si trova un po’ più a nord dell’area di frana. Un problema destinato a restare, per settimane, un tarlo nell’ingranaggio della mobilità del Sud.

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