Gaza, l'offensiva israeliana non si ferma: crisi umanitaria e stallo nei negoziati
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre i raid israeliani continuano a colpire la Striscia di Gaza, il bilancio delle vittime – secondo i dati diffusi dal ministero della Sanità locale – ha superato i 57.882 morti dall’inizio del conflitto, lo scorso ottobre, con 138.095 feriti. Solo nelle ultime 24 ore, gli attacchi hanno causato almeno 59 vittime e 208 feriti, in un escalation che sembra non conoscere tregua.
A peggiorare la situazione, già critica, è la carenza di carburante, definito dalle agenzie dell’ONU "la spina dorsale della sopravvivenza" a Gaza. Senza di esso, ospedali, sistemi idrici e reti fognarie rischiano il collasso, aggravando ulteriormente le condizioni di una popolazione che, come sottolineato in una dichiarazione congiunta di sette organizzazioni delle Nazioni Unite, sta affrontando "un’insicurezza alimentare diffusa". "Quando il carburante finisce – si legge nella nota – un nuovo e insopportabile fardello viene posto su una popolazione sull’orlo della fame".
Intanto, i negoziati per una tregua, mediata dal Qatar, sembrano arenarsi. Fonti palestinesi vicine al dossier hanno riferito che Hamas ha respinto l’ultima proposta israeliana, giudicandola una mera "redistribuzione" delle truppe piuttosto che un reale ritiro. "I colloqui indiretti sono bloccati – ha spiegato una delle fonti – perché Israele insiste nel mantenere una presenza militare sul territorio".
Sul fronte mediatico, intanto, non mancano le polemiche. Il Corriere della Sera ha scelto di accostare, in un titolo dai toni drammatici, l’ennesimo riferimento a una "strage di bambini" con notizie apparentemente slegate, come la questione degli ostaggi e l’arrivo di mezzi pesanti statunitensi. Una scelta editoriale che ha sollevato perplessità, anche per l’assenza di un filo logico chiaro tra gli elementi citati.




