Tragedia a Porcari, si prepara l'ultimo saluto alla famiglia Kola
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Redazione Interno
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La cittadinanza di Porcari, nel lucchese, si stringe attorno al dolore di Durim Kola, promotore di una raccolta fondi per sostenere le spese dei funerali e il successivo rimpatrio in Albania delle salme dei suoi familiari, stroncati mercoledì scorso dalle esalazioni di monossido di carbonio provenienti dalla caldaia dell’abitazione di via Galgani. L’epilogo di una tragedia che ha spezzato quattro vite – Arti e Jonida, entrambi di 48 anni, insieme ai figli Hajdar, 22 anni, e Xhesika – si consuma in un silenzio carico di partecipazione, mentre gli esiti degli accertamenti tecnici e tossicologici, i quali hanno confermato senza ombra di dubbio la dinamica dell’incidente, lasciano intendere la gravità assoluta dell’intossicazione. I rilievi del medico legale Stefano Pierotti, su incarico del pm Paola Rizzo, hanno infatti riscontrato nei campioni ematici dei quattro deceduti una concentrazione di carbossiemoglobina superiore all’ottanta per cento, un dato che appare eccezionale se si considera come, di norma, una percentuale compresa tra il cinquanta e il sessanta per cento risulti già letale per l’organismo umano.
Il lutto cittadino e la partenza per l'Albania
Proclamato il lutto cittadino dal sindaco Leonardo Fornaciari, la comunità si prepara a dare un commosso addio domani, 11 febbraio, con una cerimonia di omaggio in piazza Felice Orsi fissata per le ore nove. L’appuntamento segnerà il preludio all’ultimo viaggio della famiglia Kola, il cui rientro in patria, autorizzato dalla Procura di Lucca dopo l’espletamento di tutti gli accertamenti necessari, avverrà come da volontà dei congiunti. Le salme, una volta giunte in Albania, saranno tumulate in seguito alle esequie che si svolgeranno lontano dall’Italia, paese che aveva ospitato la famiglia e nel quale oggi si misura l’entità di una perdita collettiva.
Le dinamiche tecniche di una fatalità letale
Sebbene le indagini coordinate dalla magistratura abbiano ormai delineato un quadro chiaro, attribuendo la causa dei decessi al malfunzionamento dell’impianto di riscaldamento, la scienza legale offre un riscontro numerico alla portata dell’evento. La carbossiemoglobina, che si forma nel sangue quando si inala monossido di carbonio – un gas incolore e inodore noto per la sua pericolosità – aveva ormai saturato l’organismo delle vittime in misura tale da non lasciare scampo, un dato, questo, che conferma come l’esposizione ai fumi sia stata prolungata e inavvertita. Raramente, come osservato dagli esperti, si registrano valori così elevati, i quali testimoniano la rapidità con cui l’ambiente domestico può trasformarsi in una trappola mortale in assenza di adeguati sistemi di sicurezza e manutenzione.
La solidarietà che nasce dal cordoglio
Mentre le autorità albanesi, coordinate con quelle italiane, facilitano le procedure per il rimpatrio, la risposta della popolazione locale e della più ampia cerchia di connazionali si è concretizzata in un sostegno economico e morale, volto ad alleviare, per quanto possibile, il peso logistico ed emotivo che grava sull’unico superstite del nucleo familiare. La raccolta fondi, strumento di una solidarietà immediata e tangibile, rappresenta oggi il segno di un legame che travalica i confini, unendosi al silenzio rispettoso che dominerà la piazza di Porcari, dove molti si raduneranno per un saluto che è anche un atto di vicinanza verso una cultura e una storia di migrazione bruscamente interrotta.




