L'Ucraina risponde a Mosca: attacco al mercato di Tokmak e nuove offese sulle basi in Crimea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La rappresaglia ucraina non si è fatta attendere. A distanza di poche ore dal massiccio bombardamento russo che ha seminato morte e distruzione a Kiev, con un bilancio che ha raggiunto le trenta vittime e oltre novanta feriti, le forze di Kiev hanno messo a segno un duplice colpo contro obiettivi considerati strategici per la macchina bellica del Cremlino.

Da un lato, l'attacco al mercato della cittadina di Tokmak, nella regione di Zaporizhzhia, che secondo le autorità filorusse ha causato cinque morti e diciotto feriti; dall'altro, un'operazione con droni che ha preso di mira due basi aeree militari nella penisola di Crimea, teatro di scontri sempre più intensi e simbolo dell'occupazione russa.

L'offensiva ucraina, che si inserisce in una fase di escalation del conflitto destinata a lasciare il segno su entrambi i fronti, arriva mentre Mosca cerca di minimizzare l'impatto delle incursioni sulle proprie infrastrutture petrolifere.

E proprio il settore energetico, come vedremo, sta diventando il tallone d'Achille dell'economia di guerra russa, con conseguenze che iniziano a farsi sentire tra la popolazione civile.

L'attacco al mercato di Tokmak: una strage in pieno giorno

Secondo le ricostruzioni fornite dalle autorità filorusse, l'attacco di Tokmak è avvenuto nella giornata di venerdì, un giorno di mercato in cui la piazza cittadina era particolarmente affollata di residenti e persone provenienti dai villaggi circostanti, intente a fare rifornimento per il fine settimana. Un drone di tipo "Baton", secondo quanto riferito dai servizi d'emergenza locali, avrebbe sganciato un ordigno sulla folla, provocando una carneficina che ha gettato nello sconforto l'intera comunità.

Il governatore della regione di Zaporizhzhia, Evguéni Balitsky, ha parlato di un attacco deliberato contro le infrastrutture civili, mentre la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato con estrema durezza l'accaduto, definendolo un "efferato crimine di guerra" perpetrato da "nazisti ucraini" e ha accusato Kiev di aver colpito anche i soccorritori accorsi in aiuto dei feriti. Il comitato investigativo russo ha aperto un procedimento penale per atto terroristico.

La risposta di Kiev: colpi alle basi aeree in Crimea

Contemporaneamente, l'Ucraina ha rivendicato un'azione di forza in Crimea, la penisola annessa nel 2014 e divenuta un avamposto militare di primaria importanza per Mosca. Il Servizio di sicurezza ucraino ha reso noto di aver condotto un attacco con droni contro le basi aeree di Saky e Hvardiiske, strutture utilizzate dalla Russia per lanciare attacchi sul fronte meridionale.

Secondo le prime valutazioni di Kiev, sarebbero stati colpiti sette hangar alla base di Saky, dove si trovavano caccia Su-30SM e Su-24, e due hangar a Hvardiiske, utilizzati per droni Shahed e altro materiale aeronautico. Le immagini e i rapporti preliminari suggeriscono danni significativi, con almeno sette velivoli russi distrutti o danneggiati.

Mosca colpisce Sumy: il dramma di una bambina

Mentre l'attenzione era concentrata sulle ripercussioni del maxi-attacco su Kiev, la macchina bellica russa non ha interrotto la sua offensiva. Nella notte, un nuovo raid ha colpito la regione di Sumy, al confine con la Russia, concentrandosi sulla città di Romenska. Un drone d'attacco, secondo quanto riferito dal capo dell'amministrazione militare regionale, Oleh Hryhorov, ha centrato in pieno un condominio, provocando un vasto incendio. Il bilancio è di quattro vittime, tra cui una bambina di meno di due anni e la madre, oltre a tre feriti.

L'attacco ha sollevato una nuova ondata di condanne internazionali, andando ad aggiungersi alla già lunga scia di sangue che ha caratterizzato le ultime ore del conflitto.

Il tallone d'Achille russo: i raid sulle raffinerie

La rappresaglia ucraina si inserisce in una strategia più ampia, che vede i raid contro le infrastrutture energetiche russe come uno dei cardini della resistenza di Kiev. Negli ultimi mesi, gli attacchi dei droni hanno preso di mira oltre una ventina di raffinerie in tutto il territorio russo, con l'obiettivo dichiarato di mettere in ginocchio l'economia che alimenta la guerra. Questa strategia, definita da alcuni analisti come "sanzioni con i droni", sta producendo effetti tangibili.

Le stime parlano di oltre il 20% della capacità di raffinazione russa messa fuori servizio e la scorsa settimana un attacco ha colpito un impianto chiave alla periferia di Mosca, responsabile di oltre un terzo del carburante della capitale.

Le conseguenze iniziano a farsi sentire sulla popolazione: code interminabili ai distributori, restrizioni sulla vendita di carburante e un razionamento che è stato esteso a ben 53 regioni della Federazione, incluse aree remote come l'Artico e la Siberia. La Crimea, in particolare, sta affrontando una crisi gravissima, con la sospensione della vendita di benzina ai privati.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ammesso che la Russia sta valutando la possibilità di importare carburante dall'estero, un passo che suona come una clamorosa sconfitta per il secondo esportatore mondiale di greggio, e il presidente Putin, in un raro discorso televisivo, ha riconosciuto che gli attacchi stanno creando problemi.

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