Mondiali 2026, la Uefa dice no alle pause per l'idratazione: "Non le adotteremo in Champions League"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'ondata di critiche che ha investito le obbligatorie pause per l'idratazione introdotte dalla FIFA per i Mondiali 2026 non ha scalfito la posizione della UEFA, che ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di replicare il modello nel calendario delle proprie competizioni, Champions League compresa.

La decisione, comunicata nelle scorse ore da un portavoce dell'organizzazione, arriva dopo settimane di polemiche che hanno trasformato quello che doveva essere uno strumento di tutela della salute dei calciatori nell'argomento più dibattuto del torneo, capace di mettere in ombra, almeno per certi versi, le prestazioni dei campioni in campo. La linea tracciata da Nyon è chiara: in Europa, le pause per bere resteranno un'eccezione legata alle condizioni climatiche estreme, e non una pubblicità di tre minuti a metà di ogni tempo, come invece sta accadendo oltreoceano.

Le regole europee, un approccio legato alla temperatura

La normativa UEFA, come confermato nelle scorse ore, è già sufficientemente dettagliata e non sarà modificata in vista degli imminenti appuntamenti, a partire da Euro 2028 e dalla prossima edizione della Champions League. Il regolamento attuale prevede che le cosiddette "cooling break" possano essere attivate solo al verificarsi di condizioni specifiche: se la temperatura rilevata, attraverso un apposito strumento, supera i 32 gradi di WBGT (o i 35 per le competizioni senior), la pausa diventa obbligatoria.

Al di sotto di queste soglie, la decisione è demandata all'arbitro, che valuta caso per caso la necessità di interrompere il gioco, un approccio che, evidentemente, guarda con sospetto alla generalizzazione voluta dalla FIFA. Di fatto, la UEFA ribadisce che il benessere dei calciatori deve essere garantito, ma senza che questo si traduca in uno strumento che snatura il ritmo della partita, come invece sta accadendo in questo Mondiale, dove gli stop sono in programma a prescindere dal meteo o dalla presenza di stadi coperti e climatizzati.

Il Mondiale 2026 e la trasformazione in quattro tempi

Mentre la UEFA stringe i freni, il Mondiale 2026 prosegue con la sua sperimentazione che ha di fatto trasformato il calcio in uno sport suddiviso in quattro mini-tempi, interrotti da due pause di tre minuti ciascuna, una per ogni frazione di gioco. L'introduzione di queste interruzioni, che hanno già fatto registrare fischi e contestazioni negli stadi, è giustificata dalla FIFA con la necessità di proteggere i calciatori dal caldo afoso che caratterizza alcune delle città ospitanti tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Tuttavia, episodi come quello di Germania-Curaçao, giocato a Houston con il tetto chiuso e l'aria condizionata a 23 gradi, hanno spinto molti a parlare di una palese contraddizione e di una scelta dettata più dalle esigenze commerciali dei broadcaster che da reali preoccupazioni mediche. E proprio questo elemento, la possibilità di piazzare spot pubblicitari in diretta mondiale, è al centro delle polemiche e sta facendo incassare centinaia di milioni di dollari alla FIFA, alimentando il sospetto che la tutela della salute sia solo una copertura.

Le voci critiche, il caso Bielsa e l'effetto sul gioco

A farne le spese, secondo molti addetti ai lavori, è il gioco stesso, come sottolineato con forza da uno degli allenatori più iconici del panorama mondiale, Marcelo Bielsa. Il tecnico dell'Uruguay, alla vigilia della partita contro Capo Verde, ha definito queste pause come un "cambiamento culturale" che "non aggiunge nulla e toglie molto" allo sport, un'opinione che ha fatto eco alle critiche già espresse da altri colleghi come Didier Deschamps.

Bielsa ha osservato come l'introduzione di queste interruzioni alteri la concezione culturale del calcio, trasformando la tradizionale suddivisione in due tempi in quattro periodi, un aspetto che rischia di minare le caratteristiche che rendono il calcio uno sport così amato. La stessa critica, sebbene con toni diversi, era già stata sollevata dal ct francese Deschamps dopo l'amichevole contro il Brasile, che aveva definito lo stop come un elemento "dannoso" per la continuità tecnica della partita.

Una frattura tra FIFA e UEFA

La posizione della UEFA, quindi, segna una frattura netta con la linea dettata dalla FIFA per questo mondiale, riaffermando un'idea di calcio che non si piega alle logiche del marketing televisivo. Mentre negli Stati Uniti le tre interruzioni (due per l'idratazione più l'intervallo) hanno normalizzato l'ingresso di spot pubblicitari a metà di ogni tempo, in Europa le cose resteranno come sempre sono state. A meno di ondate di caldo eccezionali, il gioco proseguirà senza interruzioni forzate, preservando l'essenza di uno sport che, per definizione, deve scorrere fluido.

La battaglia, a questo punto, è più che mai culturale, e vede due diverse visioni del calcio contrapposte, una più legata alla tradizione e l'altra sempre più aperta agli esperimenti e alle logiche di mercato del mondo dello spettacolo americano.

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