Genoa-Roma, il prologo di De Rossi e il verdetto di Open Var sul rigore negato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La domenica calcistica, si sa, produce spesso narrazioni parallele che solo a posteriori trovano un punto di contatto, e la ventottesima giornata di Serie A non ha fatto eccezione, regalando spunti destinati a intrecciarsi nelle discussioni degli addetti ai lavori. Da un lato, la felicità genuina e quasi spiazzante di un tecnico per una vittoria sofferta, e dall'altro, l'analisi a freddo di un errore arbitrale – avvenuto in un altro stadio – che getta una luce diversa su quella stessa gara. Nel post-partita del Luigi Ferraris, Daniele De Rossi, al termine di una battaglia vinta dal suo Genoa contro la Roma, si era concesso senza filtri, parlando con l'onestà intellettuale che lo contraddistingue. La sua era la contentezza di chi porta a casa un risultato pesante in una partita definita dallo stesso tecnico "poco giocata", caratterizzata da "molti raddoppi e molti lanci lunghi", dove la sensazione, nonostante un momento non particolarmente positivo per la sua squadra, era quella di poter comunque spuntarla. In quell'occasione, De Rossi aveva usato parole di una trasparenza quasi disarmante: "Sarei ipocrita e farei finta di essere dispiaciuto per una cosa che mi rende felice, cioè aver vinto", una dichiarazione che fotografava perfettamente il suo stato d'animo, al di là di ogni possibile recriminazione avversaria. L'episodio del rigore, allora liquidato come un nodo venuto al pettine in una partita intricata, con l'arbitro che non lo concesse – e il Var che non ritenne di dover intervenire – sembrava destinato a restare confinato nel limbo delle proteste di fine gara, alimentate da un tecnico romanista, Gasperini, visibilmente irritato a fine match.

La moviola chiarisce: il tocco era irregolare e il Var avrebbe dovuto rivedere l'azione

A distanza di ore, però, la moviola di Open Var, il programma di Dazn dedicato all'analisi degli episodi arbitrali, ha rimesso al centro del dibattito quel momento chiave di Genoa-Roma, sovvertendo di fatto le decisioni prese in tempo reale sul terreno di gioco. Mauro Tonolini, componente dell'Associazione Italiana Arbitri e volto noto delle analisi tecniche, non ha avuto esitazioni nel rivedere il contatto incriminato: il tocco di mano di Malinovskyi, che aveva intercettato la conclusione ravvicinata di Koné, doveva essere considerato passibile di calcio di rigore per la Roma. Tonolini ha spiegato nel dettaglio come l'arbitro Colombo, forse a causa di una posizione non perfettamente centrale rispetto all'azione, avesse valutato in campo un contatto non punibile, ma le immagini hanno mostrato qualcosa di diverso. Il braccio del giocatore rossoblù, secondo l'analisi del componente CAN, non solo era in una posizione innaturale che aumentava il volume del, ma il fatto che ci fosse stata una precedente deviazione – circostanza rilevata correttamente dal Var Mazzoleni – non rappresentava affatto un'attenuante sufficiente a rendere lecito l'intervento. "Il braccio sinistro", ha sottolineato Tonolini, "è platealmente punibile, e anche il destro lo è. La deviazione non va a sanare la punibilità di questo intervento". Un verdetto netto che ha smontato la valutazione iniziale del direttore di gara e dei colleghi in sala Var, i quali, come emerso dagli audio, avevano erroneamente giustificato l'accaduto parlando di un braccio in posizione naturale e di un tocco precedente sul petto che avrebbe, nella loro interpretazione, normalizzato la traiettoria.

Il confronto con il derby di Milano e la settimana dei veleni arbitrali

La puntata di Open Var, oltre a chiarire l'episodio ligure, ha offerto uno spaccato piuttosto ampio della direzione arbitrale in un turno di campionato particolarmente delicato, mettendo a confronto situazioni simili ma con esiti opposti. Nell'analisi del derby di Milano, vinto dal Milan con un gol di Estupinan, Tonolini ha invece avallato senza tentennamenti la scelta dell'arbitro Doveri, il quale aveva deciso di non concedere un calcio di rigore all'Inter nel recupero per un presunto tocco di braccio di Ricci. In quel caso, la posizione del braccio del giocatore rossonero è stata giudicata assolutamente in sagoma, con tanto di movimento per sottrarsi alla traiettoria del pallone che, senza quell'impatto, sarebbe finito dritto sul suo petto. Un'interpretazione diametralmente opposta rispetto a quella fornita per Marassi, che lascia intendere come il confine tra un tocco lecito e uno da punire sia sovente questione di millimetri e di prospettiva, ma che in questo specifico fine settimana ha visto la Roma uscire dallo studio di Dazn con la conferma di un torto subito, un'amara consapevolezza che non restituirà punti ma che certifica la fondatezza delle rimostranze.

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