Brugnaro: il Comune parte civile nel processo Palude e la richiesta di milioni di risarcimento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
«Sono stato io a costituire il Comune parte civile al processo». Con questa affermazione, netta e volutamente paradossale, il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha voluto marcare la propria linea di difesa, presentandola anzi come una prova di trasparenza, all’indomani della prima udienza preliminare per l’inchiesta Palude. Un procedimento giudiziario che, poco più di un anno fa, ha portato all’arresto con l’accusa di corruzione dell’assessore comunale ai Trasporti Renato Boraso, coinvolgendo altre tre decine di persone tra cui, appunto, lo stesso primo cittadino. Una mossa, quella di costituirsi parte attiva nel procedimento che lo vede indagato, che Brugnaro ha spiegato con un’altra dichiarazione perentoria: «Se saranno giudicati responsabili dovranno pagare. Compreso il sindaco».
Il valore «mondiale» della città e il calcolo dei danni
Proprio la costituzione di parte civile del Comune e della Città Metropolitana ha portato alla luce una delle prime, significative richieste economiche avanzate nel corso delle indagini. Gli enti, infatti, hanno quantificato in nove milioni di euro il danno subito, una stima che poggia anche sullo status internazionale di Venezia. La città, che da anni Brugnaro amministra cercando un delicato equilibrio con l’Unesco per scongiurare l’ingresso nella lista dei patrimoni a rischio, vede proprio quella rilevanza universalmente riconosciuta venir richiamata in tribunale per dimostrare come lo scandalo abbia avuto «un’eco mediatica nazionale e internazionale», arrecando quindi un pregiudizio di portata globale. Una cifra, quella dei nove milioni, che si inserisce in un quadro risarcitorio complessivo ancora più ampio, considerando che altri soggetti privati si sono costituiti a loro volta: l’ammontare totale delle richieste avanza così verso i dieci milioni di euro, rivolti alle 26 persone e alle 11 società chiamate a rispondere delle accuse.
Il lungo cammino verso un eventuale processo
Quello celebratosi nell’aula bunker di Mestre davanti al giudice Andrea Innocenti è stato soltanto un primo passo, e per nulla scontato, in un iter che si preannuncia lungo. Il magistrato, che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dai sostituti procuratori Roberto Terzo e Federica Baccaglini, ha già fissato il calendario per le questioni preliminari: le prossime udienze si terranno il 23 gennaio, il 13 febbraio e il 4 marzo del 2026. Date che, come è stato osservato, potrebbero non essere sufficienti per esaurire tutte le discussioni di carattere sostanziale e che finiranno inevitabilmente per sovrapporsi al clima della campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale, visto che Brugnaro, giunto al termine del suo secondo mandato, non potrà ricandidarsi.
Le implicazioni di un procedimento dalla portata ampia
L’inchiesta Palude, con le sue ramificazioni e le pesanti accuse di corruzione, continua dunque a disegnare una parabola giudiziaria e politica i cui esiti sono tutti da scrivere. La decisione del sindaco di porsi come parte civile, se da un lato mira a mostrare una presunta volontà di non sottrarsi alle conseguenze legali, dall’altro sottolinea la complessità di un caso in cui i confini tra imputati e soggetti lesi sembrano, almeno nelle strategie processuali, volutamente sfumati. La richiesta di risarcimenti milionari, del resto, quantifica su un piano concreto le ripercussioni che uno scandalo di tale natura avrebbe avuto sull’immagine e sulla credibilità di un’intera amministrazione, chiamata a governare un bene unico e fragile sotto la lente costante del mondo.




