Dalla diplomazia al Far West, così Trump cancella l’onore

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «This is gonna be great television», ha esclamato Donald Trump al termine dell’incontro alla Casa Bianca il 28 febbraio, quasi a sottolineare che l’umiliazione globale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky fosse parte di un copione già scritto. Quella scena, diventata virale, ha riportato alla mente un dialogo da Far West, dove il più forte impone la sua legge senza curarsi delle conseguenze. Zelensky, seduto nello Studio Ovale, ha commesso l’errore di parlare in inglese, rinunciando così a quella barriera linguistica che avrebbe potuto attenuare il tono aspro dello scambio.

La parte centrale del dialogo, quella che ha fatto il giro dei media, è stata la più violenta e, al tempo stesso, la più emblematica. Come in una scena dei Sopranos, Trump ha trasformato una conversazione diplomatica in uno scontro diretto, dove il potere si misura in termini di forza bruta e non di mediazione. Elena Kostioukovitch, traduttrice e osservatrice attenta delle dinamiche tra Ucraina e Russia, ha descritto l’espressione disperata di Oksana Markarova, ambasciatrice ucraina a Washington, come il riflesso di un momento che ha segnato un punto di non ritorno.

Nel frattempo, mentre la diplomazia internazionale cerca di trovare una via d’uscita al conflitto, il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato un accordo con l’Italia per finanziare l’acquisto di 5.000 missili destinati alla difesa aerea di Kiev. Un impegno economico di circa 2 miliardi di euro che dimostra come, nonostante le tensioni, alcuni Paesi continuino a sostenere l’Ucraina. Parallelamente, il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto una tregua di un mese, pur rimanendo scettico sulla possibilità di un cessate il fuoco duraturo. Secondo Macron, Vladimir Putin non ha intenzione di firmare accordi che non prevedano la smilitarizzazione dell’Ucraina, un obiettivo che rischia di umiliare ulteriormente il Paese già provato dalla guerra.

Intanto, il fotoreporter Niccolò Celesti, intervistato da Matteo Viviani e Nicola Remisceg per Le Iene, ha raccontato il dramma di un conflitto che non risparmia nessuno, nemmeno chi cerca di documentarlo. Ad oggi, sono trentadue i giornalisti uccisi mentre cercavano di raccontare la guerra, un numero che fa riflettere sul prezzo della verità in un contesto dove la violenza sembra non avere fine.

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