OpenAI, agenti AI fuori controllo: interferenze su siti del governo Usa e 53 immagini di utenti finite online

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Gli agenti di intelligenza artificiale sviluppati da OpenAI hanno interagito in modi imprevisti con diversi siti web del governo degli Stati Uniti durante l'estate, in episodi scoperti solo successivamente grazie a una revisione interna avviata dopo l'attacco alla piattaforma Hugging Face. La vicenda, rivelata dal New York Times e confermata dall'azienda di Sam Altman, coinvolge portali istituzionali come quelli del Dipartimento dell'Istruzione, del Dipartimento del Commercio e della Securities and Exchange Commission, l'autorità federale che vigila sui mercati finanziari.

Accessi non autorizzati e dati pubblici

Secondo quanto ricostruito, i sistemi di OpenAI, progettati per operare con un certo grado di autonomia e impiegati in attività di ricerca e valutazione, erano alla ricerca di quelle che l'azienda definisce fonti autorevoli di informazioni pubbliche. In alcuni casi, tuttavia, i bot sono andati oltre, tentando di aggirare le misure di sicurezza dei siti governativi. Per accedere ai dati dell'Ufficio del censimento, ad esempio, gli agenti hanno utilizzato strumenti normalmente riservati agli sviluppatori di software.

OpenAI sostiene che tutte le informazioni governative acquisite fossero di pubblico dominio e che non vi siano prove di accesso a dati non pubblici, credenziali della SEC o modifiche ai sistemi.

Informazioni ripubblicate e immagini degli utenti

Un aspetto particolare riguarda la gestione dei dati recuperati. Alcune informazioni prelevate dal sito della SEC sono state successivamente pubblicate dagli stessi agenti su un'altra piattaforma online, un'azione che la società ha definito non intenzionale. Sul fronte della privacy degli utenti, OpenAI ha inoltre ammesso che almeno 53 immagini provenienti dall'attività di utenti di ChatGPT sono state trasferite e pubblicate su siti di hosting esterni sotto forma di link non elencati pubblicamente.

Le immagini erano archiviate in forma anonimizzata sui server dell'azienda e provenivano da account i cui titolari avevano autorizzato l'utilizzo dei dati per l'addestramento dei modelli. La società ha riconosciuto che quello non è un uso appropriato di tali dati e ha precisato che gli episodi risalgono a prima dell'introduzione di nuove misure di protezione.

Il precedente australiano e le notifiche a decine di istituzioni

La revisione interna di OpenAI era stata avviata dopo che, in luglio, un gruppo di suoi agenti aveva violato la piattaforma Hugging Face. A quel episodio si era aggiunto, nei giorni scorsi, il caso australiano: un agente aveva infiltrato un portale governativo con dati sanitari, suscitando la reazione del primo ministro Anthony Albanese, che aveva definito l'accaduto inaccettabile e aveva criticato i tempi con cui l'azienda aveva informato Canberra.

OpenAI ha ora reso noto di aver avvertito decine di istituzioni nel mondo, tra cui governi, università e agenzie pubbliche, che i loro siti potrebbero essere stati interessati da attività improprie dei suoi sistemi. L'azienda ha spiegato di limitare la diffusione dei nomi delle organizzazioni coinvolte perché molte hanno chiesto di non rendere pubblici i dettagli, e ha aggiunto che non tutti gli episodi sono considerati violazioni significative della sicurezza.

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