Costa a Parigi: "Basta interferenze Usa, l'Europa decide da sola sulla libertà d'informazione"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha tracciato, in un intervento netto all'Istituto Jacques Delors di Parigi, il perimetro di una nuova e più assertiva autonomia europea di fronte alla svolta strategica degli Stati Uniti. La dottrina di Washington, ha spiegato senza mezzi termini, è ormai mutata in modo strutturale, rendendo i discorsi del vicepresidente e i tweet del presidente Trump la linea ufficiale di una superpotenza che considera l'alleato transatlantico con un approccio differente. Questo cambiamento, radicale e destinato a durare, impone all'Unione di abbandonare qualsiasi residua tentazione di subalternità e di costruire una forza propria, non solo economica ma anche politica e di sicurezza, che la renda un attore globale capace di tutelare i propri interessi fondamentali.

Il monito sulle "minacce inaccettabili"

Al centro della riflessione di Costa, che ha definito "inaccettabili" alcune "minacce di interferenza" contenute nella strategia di sicurezza nazionale statunitense, vi è una questione di principio che tocca il cuore delle democrazie europee: la libertà di espressione e di informazione. "Gli Stati Uniti non possono rimpiazzare l'Europa sulla visione che abbiamo su questo principio", ha affermato con forza, sottolineando come la storia del continente insegni che non esiste vera libertà di espressione senza un pluralismo informativo solido e garantito. Il rischio, secondo il presidente del Consiglio europeo, è che questo spazio vitale della democrazia venga invece sacrificato per proteggere gli interessi dei "teco-oligarchi" americani, in un meccanismo che snaturerebbe l'essenza stessa del diritto. Una divergenza, questa, sulla quale non possono esserci ambiguità, soprattutto tra partner che si definiscono amici e alleati.

La risposta alla nuova dottrina americana

Le parole di Costa costituiscono la risposta istituzionale più chiara e articolata finora alla nuova postura americana, che non si limita al campo della sicurezza internazionale ma pretende di estendersi alla vita politica interna degli stati membri dell'Unione. L'idea che Washington possa arrogarsi il diritto di distinguere, all'interno del panorama politico europeo, tra forze "buone" e "cattive" è stata implicitamente ma fermamente respinta come un'ingerenza inammissibile. Un passaggio che, se da un lato conferma la profondità della frattura apertasi sulla gestione del conflitto ucraino e sulle relazioni con la Russia, dall'altro delinea un'Europa costretta a fare i conti con un partner diventato improvvisamente più imprevedibile e meno propenso a considerare le sensibilità degli alleati tradizionali. La questione del prestito sugli asset russi congelati, ancora oggetto di dibattito in seno alle istituzioni comunitarie, ne è un esempio concreto, così come le critiche rivolte da Trump al presidente ucraino Zelensky mentre la guerra dei droni continua a mietere vittime civili.

Verso un nuovo equilibrio transatlantico

Il discorso di Parigi, dunque, segna un punto di non ritorno nella percezione europea del rapporto con gli Stati Uniti, ormai avviato verso un equilibrio completamente da ridefinire. Costa non ha avanzato proposte operative specifiche, ma ha lanciato un messaggio politico di grande chiarezza: l'era in cui l'Europa poteva delegare la propria difesa e parte della propria sovranità a Washington è finita. La costruzione di una capacità autonoma di decisione e azione, lungi dall'essere un atto di ostilità verso l'alleato americano, si presenta come una necessità inderogabile per preservare i principi su cui si fonda l'Unione e per gestire un contesto internazionale sempre più complesso e segnato da competizione tra grandi potenze. Una competizione nella quale l'Europa, secondo la visione espressa, deve imparare a muoversi da protagonista, stabilendo essa stessa le regole del gioco soprattutto in campi delicati come quello dell'informazione e della tecnologia.

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