Roger Waters attacca i governi: "Un mondo perfetto per i nazisti, Meloni il vostro Mussolini"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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In una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, il musicista e fondatore dei Pink Floyd Roger Waters ha espresso posizioni durissime contro i governi occidentali, in un monito antimilitarista che affonda le radici nella sua produzione artistica storica. Secondo Waters, che nei suoi testi si è spesso interrogato sugli orrori della guerra, i governi europei starebbero consapevolmente preparando i propri cittadini al conflitto perché ciò risulta conveniente per quelle che ha definito le élite al potere. “I governi ci preparano alla guerra? Probabilmente sì”, ha affermato senza mezzi termini il bassista, sostenendo che tale spinta sia funzionale agli interessi dei loro “padroni”, individuati in particolare nelle classi dirigenti statunitensi, israeliane e tedesche, le quali controllano gran parte del complesso industriale bellico globale.
Le accuse alle élite e l'analisi sui conflitti
Il quadro tracciato dal musicista è di un sistema che promuove volontariamente l’idea della guerra per mero profitto, un meccanismo che, a suo dire, si osserva tanto nel contesto ucraino quanto in quello palestinese. Waters, il cui impegno politico è noto da decenni, ha dichiarato che i problemi dell’Ucraina sono stati “tutti imposti dagli Stati Uniti”, mentre sulla questione mediorientale ha rinnovato le sue critiche radicali. Ha ribadito, infatti, di considerare quanto sta avvenendo a Gaza un “genocidio”, usando un termine che è al centro di accesi dibattiti internazionali e che lui applica senza riserve alla condotta israeliana.
Il parallelo storico e l'appello per la Palestina
Le sue dichiarazioni hanno toccato anche il piano della retorica storica, con un’affermazione che ha suscitato reazioni immediate: “È un mondo perfetto per i nazisti che stanno prendendo il controllo”. In questo contesto, Waters ha fatto esplicitamente il nome del presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni, associandolo a un paragone diretto e provocatorio: “Meloni è il vostro Mussolini”. Un’analogia che intende denunciare, secondo la sua visione, una deriva autoritaria e pericolosa. La sua prospettiva, però, non si limita alla denuncia, ma contempla anche un obiettivo simbolico di speranza. Ha espresso il desiderio, concreto, di poter suonare l’opera “The Wall” in una Palestina libera, auspicando la fine di quello che descrive come uno “stato di apartheid” e l’avvento di pari diritti per tutti gli abitanti della regione.
L'antimilitarismo come filo conduttore
Queste prese di posizione, come evidenziato nell’intervista, non rappresentano una novità ma sono l’evoluzione coerente di un pensiero che ha sempre permeato la sua opera. Dai versi profetici di “Mother” in “The Wall”, che interrogavano angosciosamente sulla possibilità di un olocausto nucleare, alla critica ai “tiranni incurabili” di “Fletcher Memorial Home”, l’arte di Waters è stata un costante monito contro l’assurdità della guerra e l’oppressione del potere. Oggi, quel messaggio si traduce in un’analisi politica spietata che punta il dito contro le dinamiche economiche dei conflitti contemporanei, visti non come scontri ideologici inevitabili ma come business pianificati a tavolino, dove le sofferenze delle popolazioni diventano merce di scambio per gli interessi di pochi.




