Israele colpisce Beirut: ucciso leader di Hezbollah, tre vittime nel raid

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella notte tra il 31 marzo e il 1° aprile, le forze israeliane hanno condotto un’incursione aerea su Dahieh, quartiere meridionale di Beirut, uccidendo un alto esponente di Hezbollah e causando almeno altre due vittime, il cui bilancio potrebbe aggravarsi. L’edificio colpito, situato in una zona a predominanza sciita, è stato ridotto in macerie, mentre i soccorsi lavorano ancora per estrarre eventuali superstiti dalle macerie.

Secondo una dichiarazione congiunta delle Israel Defense Forces e dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna israeliano, l’obiettivo dell’operazione era un comandante di Hezbollah "coinvolto nell’organizzazione di un imminente attacco terroristico contro civili israeliani", accusato di aver diretto cellule di Hamas in Libano. L’azione rientrerebbe in una campagna più ampia per neutralizzare quelle che Tel Aviv considera minacce alla propria sicurezza, dopo mesi di relativa calma seguiti alla tregua di novembre.

Il governo libanese ha condannato fermamente il raid, definendolo una "violazione della sovranità nazionale". Il premier libanese Salam ha denunciato la rottura del cessate il fuoco, mentre il presidente Aoun ha annunciato l’intenzione di coinvolgere "i paesi amici" per una risposta diplomatica. Non è chiaro, tuttavia, se la reazione si limiterà alle proteste formali o se Hezbollah, che mantiene un’influenza politica e militare decisiva nel paese, risponderà con nuove azioni.

Quello di ieri non è il primo attacco israeliano su Beirut dall’inizio dell’anno: già il 28 marzo, le IDF avevano bombardato un deposito di droni di Hezbollah, segnalando una ripresa delle operazioni oltre il confine libanese. La dinamica ricorda gli scontri dello scorso autunno, quando le tensioni tra Israele e il gruppo sciita rischiarono di sfociare in un conflitto più ampio.

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