Tikhanovsky libero, Lukashenko lo grazia su richiesta di Trump. La moglie: «Grazie a Usa e Ue»
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Redazione Esteri
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Sergei Tikhanovsky, il principale oppositore del regime bielorusso, è stato scarcerato dopo quasi cinque anni di detenzione. Il leader dell’opposizione, che avrebbe dovuto sfidare Aleksandr Lukashenko alle elezioni del 2020 prima di essere arrestato in circostanze controverse, si trova ora a Vilnius, in Lituania, insieme ad altri tredici prigionieri politici rilasciati nello stesso provvedimento di grazia.
La notizia è stata confermata dalla moglie, Svetlana Tikhanovskaya, attivista e figura di spicco della diaspora bielorussa, che in un video pubblicato su X ha espresso la propria emozione: «Sergei è libero! È difficile descrivere la gioia che provo». Nel messaggio, Tikhanovskaya ha ringraziato esplicitamente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il suo inviato Kellogg, e l’Unione Europea per il ruolo svolto nella liberazione.
Fonti ufficiali di Minsk hanno attribuito la decisione a una richiesta avanzata da Trump, confermata anche dalla portavoce di Lukashenko, Natalia Eismont, che ha parlato alla stampa russa di «un gesto di buona volontà». Tra i graziati figurano non solo bielorussi, ma anche cittadini stranieri: due giapponesi, tre polacchi, due lettoni, oltre a un estone, uno svedese e un americano.
La scarcerazione di Tikhanovsky, tuttavia, non cancella la situazione critica in cui versa la Bielorussia, dove – come ricordato dalla stessa Tikhanovskaya – rimangono in carcere almeno 1.150 detenuti politici. L’episodio, seppur significativo, rappresenta solo un capitolo in una crisi più ampia, che vede Lukashenko mantenere una stretta repressiva su dissidenti e oppositori.




