Bielorussia, Tikhanovsky liberato su richiesta di Trump: Lukashenko grazia 14 dissidenti
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Redazione Esteri
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Serghei Tikhanovsky, figura simbolo dell’opposizione al regime di Alexandr Lukashenko, è stato scarcerato ieri insieme ad altri 13 prigionieri politici, dopo una grazia concessa dalle autorità bielorusse. Fonti ufficiali di Minsk hanno attribuito la decisione a una richiesta avanzata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, confermando così un gesto inatteso in un contesto dove la repressione del dissenso rimane sistematica.
Tikhanovsky, marito di Svetlana Tikhanovskaya – candidata alle presidenziali del 2020 al posto suo, dopo che lui fu arrestato prima del voto – era stato condannato con l’accusa di "estremismo" e "attività terroristiche", capi d’imputazione ricorrenti contro gli avversari del governo. La sua liberazione, seppur significativa, non modifica lo scenario complessivo: oltre un migliaio di detenuti politici restano ancora dietro le sbarre, in un Paese dove il controllo del potere passa attraverso il silenzio forzato degli oppositori.
Tra i graziati, secondo quanto riportato dalla portavoce di Lukashenko, Natalia Eismont, figurano anche cittadini stranieri: due giapponesi, tre polacchi, due lettoni, oltre a estoni, svedesi e un americano. La scelta di includere dissidenti non bielorussi suggerisce una mossa calibrata per ridurre l’isolamento internazionale del regime, senza però cedere su questioni interne.
La notizia arriva mentre la guerra in Ucraina, strettamente legata alle dinamiche regionali, entra nel suo 1.215esimo giorno. Vladimir Putin, alleato storico di Lukashenko, ha rilanciato ieri la retorica sul "carattere nazista dell’Ucraina", insistendo sulla necessità di "epurare" la sua leadership. Un linguaggio che, se da un lato tiene alta la tensione, dall’altro non sembra incidere sulle mosse diplomatiche parallele, come quella che ha portato alla scarcerazione di Tikhanovsky.




