Lukashenko conferma lo schieramento in Bielorussia dei missili ipersonici russi Oreshnik

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, nel suo discorso annuale, ha reso noto che il sistema missilistico ipersonico russo "Oreshnik", il quale può essere equipaggiato con testate nucleari, è stato dislocato nel territorio della Bielorussia e ha già raggiunto la piena operatività. “Le prime posizioni sono equipaggiate con il sistema missilistico Oreshnik”, ha dichiarato Lukashenko, aggiungendo di averlo ricevuto il giorno precedente l’annuncio e che lo stesso “sta entrando in servizio operativo”. L’affermazione, perentoria e senza ambagi, giunge in un momento di altissima tensione internazionale, marcando un ulteriore, significativo passo nell’integrazione militare tra Minsk e Mosca e nell’estensione della proiezione strategica russa verso l’Occidente.

Il contesto del conflitto e le parole di Putin

Questa mossa, che non sorprende gli analisti ma che nondimeno altera gli equilibri di sicurezza nell’Europa orientale, si inserisce in una fase in cui il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente ribadito, con toni durissimi, la natura globale dello scontro in corso. Definendo “impossibile” il dialogo con i leader europei, da lui apostrofati con un’espressione volgare, Putin ha confermato il lancio di un missile ipersonico a medio raggio e avvertito di essere “pronti a colpire in modo speculare”. Dichiarazioni che, come un macigno, pesano sui già complessi negoziati di pace, i quali appaiono in un sostanziale stallo da cui non si intravedono, al momento, concrete vie d’uscita.

La riunione del Consiglio Europeo e la posizione ucraina

Proprio mentre Lukashenko parlava a Minsk, a Bruxelles si apriva il Consiglio Europeo, con la partecipazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Al centro dei lavori, oltre alla situazione militare, vi è il nodo, spinoso e politicamente delicatissimo, dell’utilizzo degli asset russi congelati per finanziare gli sforzi bellici di Kiev. Una strada che l’Europa sta tentando di percorrere, seppur tra numerose difficoltà giuridiche e divisioni interne, mentre sul campo le ostilità non accennano a diminuire. Zelensky, dal canto suo, ha più volte denunciato come il territorio ucraino venga utilizzato da Mosca come “terreno di prova” per nuove armi e tattiche, una condizione che lo schieramento degli Oreshnik in Bielorussia sembra ora amplificare, avvicinando ulteriormente la minaccia ipersonica ai confini dell’Unione Europea.

Implicazioni per la sicurezza regionale

Lo spiegamento di tali sistemi d’arma, caratterizzati da velocità elevatissime e capacità di manovra che li rendono difficilmente intercettabili dalle difese antiaeree tradizionali, rappresenta un fattore di destabilizzazione diretto. Esso modifica, di fatto, i calcoli strategici della NATO e dei singoli Stati membri, costretti a rivalutare i tempi di reazione e le posture difensive su un fianco orientale divenuto ancora più volatile. La mossa, annunciata senza mezzi termini, appare come una risposta tangible alle discussioni europee sugli asset congelati e come un chiaro segnale di forza volto a influenzare sia il dibattito a Bruxelles che il morale della popolazione ucraina, sottoposta a continui raid aerei. La guerra, dunque, entra in una nuova dimensione tecnologica e geografica, con la Bielorussia che consolida il suo ruolo di piattaforma avanzata per le forze armate russe.

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