Lukashenko presidente della Bielorussia per la settima volta
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Redazione Esteri
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MINSK – Stabilità, sicurezza, pace. Per molti bielorussi diretti alle urne, queste sono le promesse che spingono a sostenere il presidente in carica Alexander Lukashenko. «Grazie al nostro presidente siamo sicuri del nostro domani, che non ci sarà la guerra come in Ucraina» dice Olga, una giovane donna che ha appena votato per l’attuale leader. «È tutto stabile da noi, possiamo vivere nel nostro paese senza paura», aggiunge.
Tuttavia, le elezioni in Bielorussia, nel voto-farsa, hanno visto Lukashenko vincere con l’87,6% dei consensi. «Siamo una democrazia brutale», ha dichiarato lo stesso Lukashenko con nonchalance, mentre nel Paese si svolgeva l’ultima sceneggiata elettorale: un voto presidenziale deliberatamente anticipato dal caldo agosto al gelido gennaio, pur di scongiurare che la popolazione tornasse in piazza contro le frodi come nell’estate del 2020. Come se servisse a qualcosa, il presidente ha cercato di mantenere il controllo attraverso la repressione del dissenso, ormai in atto da anni.
Il grande gioco per la pace in Ucraina sembra attraversare una fase di profonda trasformazione. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha recentemente lanciato un ultimatum al suo omologo russo, Vladimir Putin, chiedendo la fine immediata del conflitto in Ucraina. In caso contrario, Washington sarebbe pronta a imporre nuove sanzioni economiche e ad aumentare i dazi doganali, in un’escalation di pressione volta a fermare quella che Trump ha definito una “guerra ridicola”.
Lukashenko, che governerà fino al 2030, ha di nuovo stravinto le elezioni nel Paese, secondo i primi exit poll, con oltre l’87% dei consensi su un’affluenza superiore all’80%.




