Trump invia la Guardia nazionale a Chicago, scontro con il sindaco
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Redazione Esteri
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Il Pentagono ha confermato ad ABC News di aver avviato le attività di pianificazione per un possibile dispiegamento della Guardia Nazionale a Chicago, su ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Questa mossa, che segue di pochi giorni l’analogo e già operativo dispiegamento di 2.200 militari a Washington, segna un’accelerazione decisa nella strategia federale di contrasto alla criminalità urbana, una delle priorità annunciate dall’amministrazione.
A Washington, i militari sono stati schierati con l’autorizzazione a impiegare le armi esclusivamente «come ultima risorsa» e in presenza di una «minaccia imminente di morte o gravi lesioni», secondo quanto riportato dal New York Times. Tuttavia, la prospettiva di un loro impiego in altre metropoli ha sollevato un vespaio di polemiche di natura costituzionale, poiché la Guardia Nazionale opera di norma sotto il controllo dei singoli stati e il suo impiego a livello federale richiede, in circostanze ordinarie, il consenso dei governatori locali.
Proprio su questo punto si è incardinata la feroce opposizione del sindaco di Chicago, Brandon Johnson, il quale ha dichiarato a Nbc che la «guardia non è necessaria». L’afroamericano ha aggiunto, con tono fermo, che «questo non è il ruolo del nostro esercito», sottolineando come i militari si siano arruolati per servire la nazione e non per «occupare le città americane». Le sue parole riflettono il profondo solco politico e ideologico che separa la Casa Bianca dalle amministrazioni cittadine a guida democratica.




