Bimba morta sull'A5, l'autista del furgone nega: "Non sono stato io, ho urtato un cinghiale"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Ivrea, che sta indagando a fondo sulla morte della piccola Lucia, ha iscritto nel registro degli indagati il conducente del furgone ritenuto responsabile del tamponamento iniziale. L'uomo, il cui veicolo è stato posto sotto sequesto per consentire le perizie, ha negato con fermezza ogni addebito nelle sue dichiarazioni agli inquirenti, sostenendo una versione dei fatti che i magistrati stanno ora verificando con scrupolo. La dinamica dell'incidente, avvenuto in una serata di dicembre sull'autostrada A5 nei pressi di Volpiano, appare infatti complessa e tragica, poiché al primo impatto ne sarebbe seguito un secondo, fatale, da parte di un altro veicolo che non si è fermato.

La dinamica della tragedia sull'asfalto

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la vettura su cui viaggiavano la madre trentacinquenne e la neonata, residenti a Quincinetto, è stata prima tamponata posteriormente. La forza dell'urto, la cui entità è al centro degli accertamenti, ha provocato una perdita di controllo dell'auto, la quale è andata a colpire le barriere di cemento che dividono la carreggiata. È in quel momento di caos che il seggiolino, con la piccola ancora allacciata, è stato proiettato fuori dall'abitacolo attraverso un finestrino, finendo sulla corsia di marcia. Qui, purtroppo, è stato investito da una terza autovettura, della quale la polizia stradale sta cercando traccia, che non ha prestato soccorso e si è data alla fuga.

Le difese dell'indagato e le incongruenze

Il conducente del furgone, dopo aver fornito spontaneamente le sue versioni, si è rivolto al titolare della ditta per cui lavora, a cui il mezzo è intestato, spiegando che i segni sul paraurti e sulla carrozzeria fossero riconducibili a una collisione con un animale, nello specifico un cinghiale. Tale ricostruzione, tuttavia, non sembra trovare un riscontro immediato con i primi rilievi effettuati sul luogo dell'incidente e con i danni riscontrati sulla vettura della vittima, i quali paiono suggerire un tipo di urto differente. I magistrati, di conseguenza, valutano con estrema attenzione ogni elemento, consci che su queste discrepanze si giocherà gran parte dell'inchiesta.

Il percorso giudiziario e le accuse

L'uomo è attualmente indagato, a Titolo di ipotesi, per i reati di omicidio stradale e omissione di soccorso, una fattispecie che presuppone la mancata assistenza verso chi sia rimasto coinvolto in un sinistro. Gli investigatori, mentre analizzano i dati della scatola nera del furgone e raccolgono eventuali testimonianze o filmati di telecamere di sorveglianza, devono anche fare i conti con l'assenza del terzo veicolo, il cui coinvolgimento è cruciale per determinare con esattezza le responsabilità penali. Il lavoro dei periti, in questa fase, è determinante per stabilire la sequenza e la violenza degli urti, separando ciò che è avvenuto nel primo momento da quanto accaduto subito dopo.

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