Giornalista russo-israeliano rimosso dal volo di Netanyahu per Washington, mentre si aggrava la tensione per le nuove misure in Cisgiordania
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Redazione Esteri
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Un episodio che solleva interrogativi sulle modalità di gestione dell'informazione si è verificato questa mattina, quando il giornalista freelance russo-israeliano Nick Kolyohin è stato prelevato dagli agenti dello Shin Bet dall'aereo governativo israeliano, noto come "Wing of Zion", dopo essere salito a bordo del volo del primo ministro Benjamin Netanyahu diretto a Washington. Secondo quanto riportato da Channel 12, Kolyohin, il quale afferma di aver ricevuto inizialmente l'approvazione dall'ufficio del Primo Ministro per unirsi al volo insieme ad altri colleghi, si è visto invece costretto a lasciare l'aereo su disposizione dei servizi di sicurezza interni, in una circostanza che appare come una revoca improvvisa di un accredito già accordato.
Il contesto delle nuove misure in Cisgiordania
L'episodio avviene in un momento di estrema delicatezza politica, mentre Israele ha annunciato, seguendo un copione che pare riproporre dinamiche consolidate, una serie di misure unilaterali che rafforzano in modo sostanziale il suo controllo sulla Cisgiordania. Tali norme, il cui testo completo non è stato ancora pubblicato ufficialmente ma è stato ampiamente ricostruito dalla stampa locale e internazionale, puntano a facilitare l'acquisizione di terreni palestinesi da parte di coloni israeliani. Il meccanismo principale prevede l'abrogazione di un divieto decennale sulla vendita diretta di appezzamenti in Cisgiordania, accompagnata dalla declassificazione dei registri catastali locali, operazioni che di fatto rendono più agevole un processo di insediamento che molti osservatori internazionali definiscono come una forma di "annessione silenziosa".
Le reazioni della Lega Araba e la posizione di Trump
Una ferma e immediata condanna di queste decisioni è giunta dalla Lega Araba, la quale, in una nota ufficiale, ha parlato di "un'escalation senza precedenti nel processo di annessione, colonizzazione e sfollamento della popolazione", aggiungendo che tali mosse costituiscono "una minaccia agli accordi firmati tra l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina e Israele", con specifico riferimento agli accordi di Oslo e all'accordo di Hebron. Una presa di posizione che risuona in un quadro diplomatico già teso, complicato ulteriormente dalle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il quale, in un'intervista concessa ad Axios, ha espresso chiaramente la sua opposizione a misure israeliane che vadano nella direzione di un'annessione della Cisgiordania. Dichiarazioni, quelle del presidente americano, che giungono a pochissima distanza temporale dalle decisioni del gabinetto di sicurezza israeliano e che sembrano delineare una frattura su un tema di politica estera di primaria importanza, anche alla luce dell'imminente incontro tra Trump e Netanyahu.
La complessità di uno scenario in evoluzione
La rimozione del giornalista dal volo ufficiale, se da un lato rappresenta un fatto specifico di cronaca, dall'altro si inserisce in un clima più ampio di controllo e di gestione delle narrazioni pubbliche, in un momento in cui le azioni del governo israeliano in Cisgiordania stanno generando un acceso dibattito internazionale. Le misure che agevolano l'espansione degli insediamenti, infatti, non riguardano soltanto le aree sotto diretto controllo israeliano ma si estendono anche a quelle che, secondo gli accordi, sarebbero di competenza dell'Autorità Palestinese, erodendo in maniera significativa la già fragile architettura degli accordi di pace. Tutto ciò avviene mentre la Casa Bianca ribadisce la posizione contraria del presidente Trump all'annessione, creando un quadro diplomatico di notevole complessità, dove le dichiarazioni pubbliche e le azioni sul campo sembrano talvolta seguire traiettorie distinte e dove ogni gesto, persino quello verso un giornalista in partenza per un volo di Stato, assume un peso simbolico non trascurabile.




