Venezia, tragedia all’alba a San Polo: cade in un rio con gli amici, ventenne muore annegato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’alba nascente, quella di martedì 5 maggio, non ha portato la luce solo sul profilo della città lagunare ma anche su una scena che i residenti del sestiere di San Polo non dimenticheranno facilmente. Intorno alle 5.30, un fragore di voci e poi un tonfo hanno rotto il silenzio che avvolgeva la zona prossima alla caserma della Guardia di Finanza: tre giovani, forse in transito lungo la fondamenta, sono finiti nelle acque scure di un rio – uno di loro, un ventenne, non ne sarebbe più uscito vivo. La chiamata ai soccorsi è scattata immediatamente, ma il buio e la confusione iniziale hanno complicato le operazioni di salvataggio per quel ragazzo, il cui è stato infine recuperato dai sommozzatori soltanto dopo un’agonia di oltre un’ora e mezza, precisamente intorno alle 7.15.

Il salvataggio dei due amici e l’identikit della vittima

Mentre il ventenne scompariva sotto la superficie, gli altri due componenti del gruppo hanno avuto una sorte decisamente diversa. È intervenuta infatti un’imbarcazione di passaggio, probabilmente una delle tanti natanti che solcano i canali anche nelle prime ore del mattino, che è riuscita a trarli in salvo prima che l’acqua gelida avesse la meglio sulle loro forze. I due sopravvissuti – che stando alle prime sommarie informazioni sarebbero cittadini polacchi – sono stati immediatamente presi in carico dalle forze dell’ordine, sebbene l’interrogatorio sia stato reso difficoltoso da evidenti barriere linguistiche: parlando esclusivamente la loro lingua madre, hanno fornito solo poche frammentarie indicazioni sulla dinamica. La vittima, invece, è stata ritrovata senza alcun documento di riconoscimento addosso; gli inquirenti, da una prima analisi visiva e dalle testimonianze indirette, ritengono possa trattarsi di un magrebino, ma l’identità resta ufficiosamente ancora un punto interrogativo.

L’intervento dei sommozzatori e le indagini sulla dinamica

Sul posto sono accorsi numerosi mezzi di soccorso, a testimonianza della complessità dell’intervento in un ambiente delicato come quello lagunare. Due autopompe lagunari della sede di Venezia Dorsoduro hanno raggiunto l’area San Polo 2640, supportate dal nucleo regionale dei sommozzatori dei vigili del fuoco – questi ultimi hanno setacciato il fondale per quasi due ore, fino a quando non hanno individuato il esanime nelle acque antistanti il comando della Guardia di Finanza. Parallelamente, i carabinieri e il personale sanitario del Suem 118 hanno coordinato le operazioni a terra, mettendo in sicurezza la zona e allertando l’obitorio per il recupero della salma. Le indagini sono attualmente in corso per chiarire un aspetto fondamentale: si è trattato di una banale perdita di equilibrio, magari a causa del fondo viscido o del buio (la scarsa visibilità è una delle ipotesi principali), oppure ci sono altre concause che hanno impedito al giovane di riemergere?

La ricostruzione giudiziaria e le telecamere della Finanza

Per rispondere a questi interrogativi, gli inquirenti hanno messo subito gli occhi sulle immagini di videosorveglianza della caserma della Guardia di Finanza – un’azione quasi automatica, visto che le telecamere dell’edificio militare inquadrano proprio lo specchio d’acqua teatro della tragedia. Gli investigatori stanno analizzando fotogramma dopo fotogramma per capire se i tre ragazzi siano scivolati accidentalmente o se vi sia stata una caduta violenta da un gradino o da una barca ormeggiata in prossimità della riva. Non si esclude, inoltre, che l’acqua particolarmente alta o la mancanza di punti d’appoggio nelle immediate vicinanze – tipiche insidie della viabilità pedonale veneziana – abbiano giocato un ruolo fatale. L’autopsia, che verrà disposta nelle prossime ore, potrà comunque fornire un riscontro definitivo sulla cause del decesso, escludendo eventuali malori improvvisi che potrebbero aver colpito il ventenne prima della caduta.

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