Svolta nell’omicidio di Roberto Bolzoni: due fermati per l’uomo ucciso a Lodi con 37 coltellate

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Una svolta decisiva nelle indagini sull’omicidio di Roberto Bolzoni, il 60enne trovato senza vita martedì scorso nella sua auto in piazza Omegna a Lodi, è stata annunciata dalle forze dell’ordine. Due uomini, italiani tra i 30 e i 40 anni, sono stati fermati con l’accusa di essere i responsabili dell’agguato, avvenuto con un’esecuzione particolarmente violenta: 37 coltellate inferte al collo e al volto, che hanno lasciato poco spazio a dubbi sulla natura brutale del delitto. I due, già sottoposti a interrogatori, sono stati trasferiti in carcere, mentre proseguono gli accertamenti per ricostruire dinamiche e moventi.

Bolzoni, conosciuto dagli amici come “Rambo”, era una figura ben nota nel quartiere di San Fereolo, dove viveva da anni. Disoccupato da oltre due decenni, dopo la chiusura della Sama di Borgo San Giovanni, azienda in cui aveva lavorato, aveva vissuto principalmente grazie all’eredità dei genitori e ai sussidi percepiti dal fratello Mario, invalido, deceduto due anni fa. Di Mario, Roberto si era sempre preso cura con dedizione, dimostrando un lato della sua personalità lontano dall’immagine di un uomo problematico. Al contrario, chi lo conosceva lo descrive come una persona solare, sempre sorridente e amante della compagnia.

Frequentatore abituale del punto Snai di via Villani, Bolzoni era noto per le sue chiacchierate con gli amici e per le piccole scommesse, giocate con cifre modeste. «Veniva qui alla mattina, a volte tornava al pomeriggio, ma non ha mai creato problemi», ha raccontato la titolare del bar, che in questi giorni ha risposto alle domande di decine di giornalisti. «Era una persona buona, non un attaccabrighe. Giocava la sua schedina e se ne andava, spesso accompagnato dal suo cagnolino bianco».

La pista della rapina, che nelle ultime settimane aveva preso sempre più consistenza, sembra ora confermata dalle indagini della Procura e dei carabinieri. I due fermati, i cui nomi non sono ancora stati resi noti, sarebbero stati identificati grazie a una serie di riscontri e testimonianze che li collegano direttamente al delitto. Nella mattinata di oggi, poco dopo le 9, tre auto dell’Arma hanno lasciato la caserma dell’Albarola, dirigendosi a sirene spiegate verso il carcere, dove i due sono stati condotti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.