L’ultimo volo dal ponte: il vuoto di memoria e la corda dimenticata a Limeira

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mattina di sabato 13 giugno, l’aria intorno al Ponte do Esqueleto, a Limeira (nello Stato di San Paolo), odorava di avventura e di adrenalina. Ma per Maria Eduarda Rodrigues de Freitas, 21 anni, quell’odore si è trasformato in quello dell’oblio.

I soccorritori, giunti sul posto dopo le urla dei testimoni, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della giovane, la quale, durante un’attività di “rope jump” – una variante del bungee jumping che utilizza corde statiche per simulare una caduta libera più lunga – è stata letteralmente lanciata nel vuoto da circa quaranta metri di altezza senza che nessuno, nei secondi precedenti al gesto, avesse avuto l’accortezza di agganciare la corda di sicurezza al suo corpo.

La dinamica dell’errore e il ruolo degli operatori

Le indagini della polizia civile, supportate dai filmati amatoriali diffusisi rapidamente in rete, hanno ricostruito una sequenza di negligenze che appare talmente grave da rasentare l’incredulità. Nel video, che ha fatto rapidamente il giro del web, si vedono tre uomini avvicinare la ragazza al bordo della piattaforma, sollevarla e spingerla giù, mentre alle loro spalle la corda giace ancora arrotolata sul pavimento. Quasi subito, si sente qualcuno della folla urlare: “Ragazzi, la corda!”, ma il richiamo giunge quando ormai il corpo della vittima è già in caduta libera.

Per questa tragica dimenticanza, la polizia militare ha inizialmente fermato sei persone, salvo poi concentrare le accuse sui tre addetti direttamente incaricati del lancio – rispettivamente di 27, 32 e 42 anni – le cui posizioni sono state successivamente aggravate con la conversione in arresto preventivo. Secondo quanto riportato dagli atti giudiziari, i tre dovranno rispondere di omicidio con dolo eventuale, una fattispecie penale che presuppone l’assunzione consapevole del rischio di cagionare la morte altrui.

La difesa: “Blackout mentale” e responsabilità condivise

Sentiti dagli inquirenti, i due operatori che avevano il compito di fissare l’imbracatura hanno fornito una versione che ha gettato nello sconcerto gli stessi investigatori: hanno parlato di un “vuoto di memoria”, di un blackout improvviso che avrebbe cancellato ogni ricordo relativo ai controlli di sicurezza. Luis Felipe, uno dei fermati, ha dichiarato che la verifica veniva fatta in modo “condiviso”, senza una ripartizione fissa dei ruoli.

“A volte uno non mette, un altro controlla, un altro mette”, ha spiegato, tentando di descrivere una prassi che, agli occhi della legge, appare come l’anticamera dell’anarchia amministrativa. La difesa, pur riconoscendo l’eccezionalità della tragedia, ha tentato di ridimensionare le accuse sostenendo che si tratti della prima vittima in anni di attività per quel gruppo informale di praticanti, i quali non rappresenterebbero una società ufficiale bensì un’associazione improvvisata di appassionati.

La scena del crimine e le omissioni istituzionali

Il Ponte do Esqueleto, situato al confine tra Limeira e Cordeirópolis, non è nuovo a episodi funesti: già in passato si era verificata la morte di un ciclista precipitato mentre tentava un selfie, così come casi di cedimenti di attrezzature in attività estreme. Tuttavia, l’errore umano registrato in questa circostanza – l’aver gettato una persona nel vuoto come un sacco, senza il minimo aggancio – appare inedito nei suoi contorni di assurdità.

Sulla vicenda grava inoltre un contenzioso istituzionale: il comune di Limeira ha annunciato un’azione legale contro il governo federale, accusando l’ente centrale di omissione nella sorveglianza della struttura. Secondo l’amministrazione locale, fin dall’inizio del 2025 erano state inviate missive agli organi preposti per chiedere maggiori controlli sul ponte, invano.

La salma della giovane, che lavorava come insegnante di educazione fisica e risiedeva a Jandira, nella Grande San Paolo, è stata sepolta nella giornata di domenica, mentre la polizia continua a cercare una telecamera a 360 gradi che la vittima teneva in mano al momento del lancio, scomparsa dalla scena del crimine subito dopo l’incidente.

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