Roma, il ritorno di “er Palletta” nella maxi-inchiesta che smantella il narcotraffico tra Trullo e Magliana
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Redazione Interno
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Non si ferma l’escalation investigativa nella Capitale, dove i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, che ha portato al fermo di tredici persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L’operazione, che ha colpito duramente le piazze di spaccio dei quartieri Trullo, Corviale e della stessa Magliana, ha riportato in cella un volto noto delle cronache giudiziarie romane: Raffaele Pernasetti, meglio conosciuto nell’ambiente criminale come “er Palletta”, figura storica della dissolta Banda della Magliana nonché ex uomo di fiducia del boss Enrico De Pedis.
La struttura aziendale dello spaccio e il ruolo del “broker” storico
L’indagine, condotta con intercettazioni ambientali e pedinamenti serrati, ha dipinto il ritratto di un’organizzazione strutturata come una vera e propria azienda, nella quale non mancavano né la contabilità su fogli di calcolo né le riunioni tramite chat crittografate per coordinare le vendite. A capo di questa consorteria, accecato dall’ambizione di scalare i vertici della mala, vi era Manuel Severa, detto “il Matto”, già noto alle forze dell’ordine per presunti legami con l’omicidio di Cristiano Molè. Tuttavia, a fare da trait d’union tra il vecchio e il nuovo corso del crimine capitolino era proprio Pernasetti. Secondo quanto ricostruito dal gip Tiziana Coccoluto, nonostante l’età avanzata e la vita trascorsa a cucinare nel ristorante di famiglia a Testaccio, “er Palletta” agiva come un abile intermediario, sfruttando la sua vasta rete di conoscenze nel narcotraffico per garantire il rifornimento di hashish e cocaina.
La gestione del potere e la caduta dell’uomo che voleva tutto
I verbali degli informatori rivelano un clima di terrore e sopraffazione imposto da Severa, il quale pretendeva che le piazze del Trullo “si muovessero solo per lui”. Chi non si adeguava rischiava percosse o peggio, tanto che l’autista dell’organizzazione ha descritto un sistema dove i pusher erano costretti ad acquistare la droga a debito, spesso finendo per indebitarsi ulteriormente. La sua avidità, però, divenne la sua rovina; i continui ritardi nei pagamenti e la vita sfarzosa condotta dal capo – tra aperture di paninoteche e negozi di abbigliamento – generarono malcontento tra i gregari, i quali iniziarono a tradirlo. In questo contesto di violenza endemica, emerge la figura di Raffaele Pernasetti come quella di un “sovrintendente” silenzioso, il quale, forte del placet dei clan Senese e della ‘ndrangheta, risolveva le controversie tra fornitori e acquirenti evitando un’escalation di sangue che avrebbe attirato l’attenzione delle forze dell’ordine.
L’incredulità del rione e i precedenti di chi sconta l’ergastolo
Nella trattoria “Da Oio” a Testaccio, dove l’arrestato aveva trovato rifugio dopo il lungo periodo di detenzione, regna ancora lo sconcerto. I parenti descrivono un uomo di settantasei anni, malato e con difficoltà motorie, ridotto a malapena a muoversi tra i fornelli; qualcuno, commentando l’intervento con l’elicottero dei carabinieri, ha parlato di una vera e propria “americanata”. Eppure, il curriculum giudiziario di Pernasetti parla chiaro: dopo essere stato condannato all’ergastolo nel processo sulla Banda della Magliana, sospettato di sette omicidi e graziato solo in appello per tre di questi, era riuscito a ottenere la semilibertà nel 2011 grazie alla buona condotta. Quella parvenza di normalità, fatta di ricette e piatti della tradizione, si è infranta con la nuova ordinanza, che lo accusa ora di essere l’ingranaggio fondamentale per procurare ingenti quantitativi di droga, riportandolo così nel braccio di ferro con la giustizia da cui credeva di essere uscito definitivamente.




