L’undicesimo posto della staffetta femminile, Wierer delusa: “Non dormo, nervosa e questo non aiuta”. Vittozzi: “Ho pensato già a sabato”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Non era certo questa l’Olimpiade che Dorothea Wierer aveva sognato, soprattutto davanti al pubblico di casa, e la staffetta 4x6 chilometri di Anterselva ne ha rappresentato forse il momento più amaro, quello in cui le difficoltà personali di questi giorni — la tensione, l’insonnia, la fatica di gestire il peso di una carriera che si avvia alla conclusione — si sono materializzate in una prestazione al poligono lontana anni luce dalla sua fama di tiratrice infallibile. Il quartetto azzurro, composto da Hannah Auchentaller, dalla stessa Wierer, da Michela Carrara e da Lisa Vittozzi, ha chiuso la prova in undicesima posizione con un passivo di tre minuti e cinquantaquattro secondi dalla Francia vincitrice, in una gara che non ha mai realmente visto le italiane in lizza per un podio che alla vigilia sembrava invece ampiamente alla loro portata -2-4. La Francia, con un quartetto solido e preciso, ha dominato la scena precedendo la Svezia, argento, e la Norvegia, bronzo, mentre l'Italia è scivolata indietro frazione dopo frazione, pagando a caro prezzo una giornata storta al poligono che ha vanificato ogni speranza di rimonta -2-5.

Il peso di una frazione, il crollo di Wierer al poligono

È stata la seconda frazione, quella affidata alla trentacinquenne di Brunico, a spezzare definitivamente l'equilibrio della gara per le azzurre, sebbene già Auchentaller nella frazione d’apertura avesse mostrato qualche incertezza spendendo tre ricariche -2. Wierer, subentrata in decima posizione, è incappata in una serie di errori che non si vedevano da tempo: prima una sessione di tiro a terra disastrosa che l'ha costretta a esaurire le tre ricariche e a scontare un giro di penalità, poi un altro errore in piedi che ha definitivamente compromesso la sua frazione -1-2. Il distacco dalla testa della corsa, quando ha passato il testimone a Michela Carrara, era già divenuto incolmabile, e la Carrara stessa, forse anche per la frustrazione di dover inseguire da una posizione così arretrata, ha a sua volta sbagliato qualcosa al poligono in piedi finendo per scontare un altro giro di penalità -2.

Ai microfoni della Rai, subito dopo la gara, la stessa Wierer non ha nascosto la propria delusione, e l'ha fatto con una franchezza che lascia trasparire tutta la fatica di queste giornate olimpiche: ha definito la sua prova “davvero negativa al poligono” e ha confessato di vivere un periodo di forte tensione emotiva, fatto di notti insonni e nervosismo, una condizione che oggettivamente non facilita la concentrazione necessaria per sparare con precisione -1. Pur ammettendo queste difficoltà, ha però voluto sottolineare che non intende usarle come alibi, consapevole che la responsabilità della prestazione è tutta sua e che deve cercare di capire cosa non abbia funzionato in un momento cruciale della stagione -1. Ha inoltre aggiunto di aver forzato eccessivamente nel primo giro di sci, nel tentativo disperato di non perdere ulteriore terreno dalle avversarie già al poligono, e questo sforzo extra potrebbe aver influito negativamente sulla sua precisione al tiro, in una sorta di cortocircuito mentale e fisico -1.

Lisa Vittozzi, dall’oro all’amarezza: “L’ho presa come un allenamento”

Quando poi è toccato a Lisa Vittozzi ricevere il cambio per l’ultima frazione, la situazione era ormai compromessa oltre ogni ragionevole possibilità di recupero: la sappadina, che appena pochi giorni prima aveva conquistato la medaglia d’oro nell’inseguimento regalando all’Italia una gioia immensa, si è trovata a dover affrontare una staffetta ormai priva di obiettivi di classifica -2. Partita con un ritardo di quasi tre minuti dalle battistrada, ha percorso i suoi sei chilometri con la consapevolezza che nessun miracolo era possibile, e ha quindi razionalmente deciso di interpretare la frazione come una sessione di allenamento in vista della mass start di sabato, la gara che chiuderà non solo il programma olimpico femminile di biathlon ma anche la carriera olimpica di Dorothea Wierer -2-4.

Vittozzi, dal canto suo, ha svolto comunque una prova pulita al poligono — un’altra delle poche note positive di una giornata storta — ma il distacco accumulato era tale da vanificare qualsiasi sforzo, e l’Italia ha chiuso mestamente all’undicesimo posto, alle spalle di squadre come Slovacchia e Ucraina, in una classifica che vede Francia, Svezia e Norvegia dominare la scena -2-4. La prestazione complessiva della squadra, e in particolare la debacle di Wierer nella sua specialità, il tiro, hanno gettato un’ombra su un percorso olimpico che per il biathlon italiano era cominciato sotto i migliori auspici, con l’argento della staffetta mista e l’oro di Vittozzi, e che ora si chiuderà con l’amaro in bocca di una staffetta femminile mai davvero entrata in gara -9-10.

L’ultimo atto a sabato, Wierer e l’addimo alle Olimpiadi

Ora lo sguardo è rivolto a sabato, quando andrà in scena la mass start femminile, l’ultima gara olimpica per Dorothea Wierer, che in questi Giochi di Milano-Cortina aveva sperato di salutare il suo pubblico con una prestazione all’altezza della sua leggenda. Per lei, dopo la delusione della staffetta, rimane la possibilità di chiudere il cerchio con una gara individuale in cui potrà gestire le proprie energie e concentrarsi esclusivamente su se stessa, senza il peso di dover rispondere alle attese di una squadra intera -1. Sarà l’occasione per metabolizzare la tensione di questi giorni, per ritrovare quel sonero che l’ha abbandonata e per sparare gli ultimi colpi della sua carriera a cinque cerchi con la libertà di chi non ha più nulla da perdere, cercando di lasciare un ricordo diverso da quello di un pomeriggio storto ad Anterselva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.