Ivrea, per dodici anni diffonde le foto intime della compagna: patteggia due anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Per dodici anni ha condiviso foto e video intimi della compagna su Facebook e Telegram, materiale in parte realizzato a sua insaputa, esponendola a violenze verbali e abusi virtuali da parte di decine di sconosciuti. Un operaio di 55 anni ha patteggiato davanti alla Procura di Ivrea una pena di due anni per revenge porn e maltrattamenti, con sospensione condizionale subordinata alla partecipazione a un percorso per uomini maltrattanti, e ha versato alla ex compagna un assegno da 5mila euro a titolo di risarcimento.

La scoperta nel telefono dimenticato

La vicenda è emersa per caso, quando l’uomo ha lasciato il cellulare a casa e la donna, che sospettava un tradimento, ha controllato le chat. «Ho aperto una conversazione e c’ero io nuda», ha raccontato la vittima, spiegando di aver trovato decine di immagini e filmati che la ritraevano, alcuni inviati da lei stessa su richiesta del compagno, altri scattati senza che ne sapesse nulla. Il giorno dopo, accompagnata da un’amica, si è presentata dai carabinieri.

Le indagini hanno ricostruito un sistema costruito con falsi nomi e gruppi creati appositamente su Facebook e Telegram: almeno sessanta utenti sono stati identificati con nome e cognome, e tra loro non c’erano soltanto sconosciuti, ma anche compaesani, in un centro abitato di circa tremila persone.

Il timore di essere riconosciuta

Oggi la donna teme di essere riconosciuta nel proprio paese e valuta la possibilità di trasferirsi altrove. L’avvocata Silvia Bregliano ha spiegato che i danni subiti sono «incalcolabili e gravi» e che sarà necessaria una causa civile per quantificarli, mentre la vittima sta affrontando un percorso psicologico per liberarsi dal senso di colpa. Ai carabinieri l’uomo ha dichiarato di vivere oggi con un’altra donna, nello stesso paese in cui risiedono alcuni degli amici che partecipavano ai gruppi.

La norma sul revenge porn e le tutele per le vittime

Il reato contestato rientra nell’articolo 612-ter del codice penale, introdotto dalla legge 69 del 2019, che punisce chi diffonde immagini o video sessualmente espliciti destinati a rimanere privati senza il consenso delle persone rappresentate, con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5mila a 15mila euro. La pena è aumentata quando i fatti sono commessi dal coniuge o da chi è legato da una relazione affettiva alla persona offesa, e quando avvengono attraverso strumenti informatici o telematici.

Il consenso alla realizzazione delle immagini non equivale al consenso alla loro diffusione: è questo il principio su cui si fonda la tutela penale, indipendentemente dalla fine della relazione o dall’esistenza di un litigio.

Sul piano delle tutele, la vittima di revenge porn può richiedere al Questore un ammonimento, una misura di prevenzione che intima all’autore delle condotte di interromperle, e può rivolgersi agli uffici di polizia portando con sé riscontri oggettivi come screenshot e link. La diffusione non consensuale di materiale intimo resta un fenomeno in crescita: nel 2024 le denunce hanno superato le duemila, con un aumento del 30 per cento in un solo anno.

Il percorso disposto per l’imputato, sospeso con la condizionale, rientra nei programmi per uomini autori di violenza che la normativa italiana prevede come condizione per l’accesso a benefici penali, con l’obiettivo di intervenire sui comportamenti violenti e prevenire recidive.

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