Boom immobiliare a Torino, che conferma la sua attrattività nonostante l'incertezza
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Redazione Economia
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In un contesto europeo ancora segnato da una palpabile incertezza economica, gli italiani tornano a vedere nel mattone un bene rifugio per eccellenza, e Torino si distingue in questa corsa all’acquisto. I dati dell’Agenzia delle Entrate, diffusi attraverso la nota trimestrale dell’Osservatorio sul Mercato Immobiliare, delineano per il secondo trimestre del 2025 un quadro sorprendentemente vivace per il capoluogo piemontese, dove le compravendite residenziali hanno registrato un incremento dell’11,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Una dinamica che, se da un lato riflette una tendenza nazionale, dall’altro assume connotati peculiari in una città dalla solida base industriale e da un mercato considerato fino a qualche tempo fa più accessibile.
La fotografia scattata dall’Istat a livello nazionale, i cui dati preliminari confermano la tendenza al rialzo, mostra un indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie in crescita del 3,9% su base annua. A trainare questo andamento, che pure segna una lieve decelerazione, sono soprattutto le abitazioni già esistenti, il cui valore sale del 4,5%, mentre quelle di nuova costruzione segnano un aumento più contenuto, pari all’1,1%. Ciò che colpisce, oltre ai numeri, è la motivazione sottostante: la ricerca di una tangibile sicurezza in un investimento concreto, che sembra resistere meglio alle fluttuazioni di altri settori.
A sostenere ulteriormente il mercato, contribuendo non poco al clima di fiducia, vi è il massiccio ricorso alle agevolazioni per la prima casa. Nel trimestre in esame, infatti, ben il 72,5% degli acquirenti privati ha optato per questo beneficio fiscale, toccando il picco più alto degli ultimi ventiquattro mesi. Un fenomeno che, se a Roma e Genova raggiunge percentuali stratosferiche, nell’ordine dell’85%, trova a Torino un terreno ugualmente fertile, spingendo le compravendite a livelli che molti osservatori non si aspettavano. Lo sconto sulle imposte di registro si è rivelato dunque un potente catalizzatore, innescando una domanda che pareva sopita.




