No Tav, scontri in Val di Susa: Tajani accusa la sinistra. Opposizioni: "Violenza danneggia giusta battaglia"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
INTERNO Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione in Val di Susa è tornata a esplodere con una violenza che ha pochi precedenti recenti, durante la marcia indetta dai movimenti No Tav contro il proseguimento dei lavori dell'Alta Velocità. La manifestazione, battezzata dagli organizzatori come "la marcia verso i cantieri della devastazione", si è trasformata in un vero e proprio conflitto campale quando il corteo, partito dal Festival Alta Felicità di Venaus, ha raggiunto le aree operative di Chiomonte e Salbertrand.

L'impiego di bombe Molotov e ordigni artigianali ha ridotto in fiamme alcuni mezzi dell'Arma dei Carabinieri, mentre il bilancio dei feriti tra le forze dell'ordine, secondo una prima ricostruzione del Coisp, avrebbe già superato le sessanta unità, un numero destinato purtroppo a salire con il passare delle ore.

La reazione del governo e l'accusa alla sinistra

Il centro-destra è sceso in campo in modo compatto per condannare quanto avvenuto, ma lo ha fatto anche con un preciso indirizzo politico che punta il dito contro le opposizioni. La premier Giorgia Meloni ha affidato a un post sui social un messaggio dal tono molto duro, nel quale ha sottolineato che chi agisce come gli antagonisti No Tav "non sta difendendo un'idea, sta attaccando lo Stato, che non si piegherà". Un'affermazione che traccia una linea netta tra la protesta legittima e l'azione eversiva, ma che per molti osservatori rappresenta anche una lettura politica dell'accaduto.

Più esplicito ancora il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, che su X ha parlato di "frutti avvelenati e violenti di una sinistra che da troppo tempo alimenta odio e delegittimazione contro le forze dell'ordine e chi indossa una divisa", aggiungendo la propria "piena solidarietà agli agenti". Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel commentare gli scontri, ha rincarato la dose, attribuendo alle frange della sinistra radicale la responsabilità morale di quanto accaduto, in un clima politico che sembra destinato ad acuirsi nelle prossime ore.

Lo scenario degli scontri e l'attacco ai mezzi dell'Arma

Le immagini che arrivano dalla Valle di Susa descrivono uno scenario di guerriglia urbana, con i manifestanti che hanno preso di mira le forze dell'ordine schierate a protezione dei cantieri.

A Molini di Chiomonte, in particolare, i militanti delle frange più estreme del movimento No Tav hanno messo in atto una strategia offensiva che non lascia spazio a interpretazioni: il lancio sistematico di bombe Molotov contro i blindati dei carabinieri e la polizia, accompagnato da petardi ad alto potenziale e ordigni carta, ha creato un fronte di fuoco che ha richiesto l'intervento massiccio del dispositivo di sicurezza.

I pompieri sono stati costretti a intervenire in più punti per domare i focolai d'incendio divampati all'interno dell'area del cantiere dell'Alta Velocità, mentre le forze dell'ordine rispondevano con lanci di lacrimogeni per tentare di disperdere la folla e creare un cordone di sicurezza attorno agli impianti strategici.

La condanna unanime delle opposizioni

Se da un lato il centrodestra ha scelto di legare le violenze a una precisa matrice politica, dall'altro lato le opposizioni hanno subito preso le distanze dagli scontri, pur rivendicando il diritto alla mobilitazione contro un'opera contestata da anni. I partiti di centrosinistra e il Movimento 5 Stelle hanno condannato senza mezzi termini l'uso della violenza, definendolo un atto che finisce per danneggiare la stessa battaglia No Tav, indebolendo il messaggio di chi da decenni contesta il progetto dell'alta velocità per ragioni ambientali e di sicurezza idrogeologica.

La posizione unanime della politica, al netto delle differenze, è quella di una netta separazione tra il movimento pacifico e le frange che hanno scelto la via dello scontro armato, ma le parole di Tajani e Salvini hanno aperto una crepa destinata a ripercuotersi nei prossimi giorni in Parlamento, dove si preannuncia un acceso dibattito sulle responsabilità politiche e sulla gestione dell'ordine pubblico.

Il clima di tensione e le prossime iniziative dei No Tav

La marcia di sabato era stata ampiamente pubblicizzata come un momento di mobilitazione di massa, con l'obiettivo di richiamare l'attenzione sull'avanzamento dei lavori della Torino-Lione, un'infrastruttura che divide profondamente l'opinione pubblica piemontese e non solo. Gli organizzatori avevano parlato di partecipazione numerosa e pacifica, ma l'irruzione dei cosiddetti "black bloc" nelle fasi finali del corteo ha stravolto il carattere della manifestazione, portando il bilancio degli scontri a livelli che non si registravano da anni nella regione.

Nonostante la condanna trasversale, però, il movimento No Tav non ha mostrato segni di cedimento, e già si vocifera di nuove iniziative nei prossimi weekend, con il rischio che la tensione possa ulteriormente aggravarsi se il dialogo tra istituzioni e comitati locali dovesse restare in una fase di stallo.

Le parole del Coisp e il bollettino dei feriti

Il sindacato di polizia Coisp ha reso noto un primo bollettino che parla di circa sessanta agenti rimasti contusi o feriti durante gli scontri, un numero che fa riflettere sulla durezza dello scontro e sulla preparazione con cui le frange violente hanno agito. Secondo le prime ricostruzioni investigative, i manifestanti più estremi si sarebbero mossi in gruppi organizzati, pronti a colpire le forze dell'ordine con una pianificazione che esclude l'improvvisazione, utilizzando materiale incendiario e ordigni di varia natura per creare scompiglio e cercare di sfondare il cordone di sicurezza.

Gli inquirenti stanno ora visionando le immagini delle telecamere di sorveglianza e i filmati amatoriali per identificare i responsabili dei lanci e degli atti vandalici, in un lavoro certosino che potrebbe portare a numerose denunce per resistenza a pubblico ufficiale e devastazione.

Il dibattito politico si sposta sull'ordine pubblico

Oltre alla polemica politica, ciò che emerge con forza è la questione della gestione delle manifestazioni in zone ad alta tensione come la Val di Susa, dove il cantiere dell'Alta Velocità è da anni simbolo di un conflitto irrisolto tra interessi nazionali e istanze territoriali. Le forze dell'ordine hanno operato in condizioni estreme, subendo un attacco che ha messo a dura prova la loro capacità di contenimento, e il dibattito si sta già spostando sulle misure preventive da adottare in futuro per evitare che episodi del genere possano ripetersi.

L'auspicio, espresso da più parti, è che la politica sappia ritrovare un filo di dialogo con il territorio, cercando di ascoltare le ragioni dei residenti senza cedere alla tentazione di etichettare l'intero movimento No Tav come una minaccia eversiva, anche se le responsabilità individuali dei violenti dovranno essere chiarite fino in fondo dalla magistratura.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.