Ancora scontri in Val di Susa, un funzionario di polizia ferito al volto nel nuovo assalto al cantiere Tav
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Redazione Interno
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La notte ha riportato l'eco dei conflitti, mai del tutto sopiti, lungo il tracciato dell'Alta Velocità Torino-Lione, dove un gruppo di una cinquantina di attivisti, rigorosamente a volto coperto, ha nuovamente preso d'assalto il cantiere di Chiomonte. Partiti da San Didero e avanzati percorrendo una stradina sotto l'autostrada, i manifestanti, provenienti in buona parte da centri sociali cittadini come Askatasuna, hanno dato vita a un'azione che i sindacati di polizia non esitano a definire "deliberata e organizzata". Una scena che, pur nella sua drammatica attualità, riecheggia le mobilitazioni di vent'anni fa, quando la protesta, come ricorda il professor Marco Revelli, nacque anche dall'allarme lanciato da accademici come Beppe Sergi, temendo un "colpo di mano" dei cantieri e radunando poi una moltitudine di persone, valligiani e non, a Venaus.
Il racconto del sindacato: "Bombe carta, chiodi e catapulte"
A descrivere nei particolari, con termini asciutti e gravi, quanto accaduto è stata una nota di Luca Pantanella, segretario generale torinese del sindacato Fsp, la quale ha sottolineato come i facinorosi siano giunti "ben armati". L'arsenale, secondo quanto riportato, includeva "bombe carta con bulloni e chiodi", un dettaglio che evidenzia una pericolosa volontà di offendere, oltre a pietre dal peso considerevole di circa cinque chilogrammi. Questi massi, fatto ancor più inquietante, non sarebbero stati scagliati solo a mano, ma "a mezzo di rudimentali catapulte, usando gli alberi come pilastri", una modalità che conferisce all'aggressione un carattere di premeditazione e una capacità offensiva amplificata.
L'episodio più grave: la ferita al volto di un funzionario
Nel corso del duro confronto, che ha visto fronteggiarsi un centinaio di attivisti e le forze dell'ordine schierate a presidio dell'area, si è consumato l'episodio di maggior gravità. Un funzionario di polizia, impegnato nell'operazione di contenimento, è rimasto ferito al volto, colpito da un oggetto contundente la cui natura precisa non è stata ancora chiarita. La sua condizione, per fortuna, non desta al momento preoccupazioni estreme, ma il fatto in sé costituisce un salto di qualità nella tensione, trasformando uno scontro di piazza in un'aggressione personale che ha avuto come esito una lesione fisica accertata.
La reazione sindacale e la richiesta di maggior tutela
La ferita riportata dal funzionario ha immediatamente innescato la reazione dei sindacati di polizia, i quali hanno diffuso comunicati dai toni durissimi. Oltre all'Fsp, anche il sindacato Sap ha fatto sentire la sua voce, chiedendo a gran voce "interventi immediati e misure più incisive per la tutela degli agenti" costantemente impiegati in quell'area caldissima. La rabbia è palpabile tra le fila delle forze dell'ordine, le quali si trovano a dover fronteggiare, a distanza di due decenni dalle prime proteste, metodologie di attacco sempre più pericolose e strutturate, mentre il dibattito politico sull'opera prosegue altrove, lontano dalle strade sterrate della valle.




