Spari e molotov contro la casa di Sam Altman, la violenza si abbatte sul quartiere di Russian Hill

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La quiete del quartiere residenziale di Russian Hill, a San Francisco, è stata nuovamente infranta da un atto di violenza ai danni della proprietà di Sam Altman, il ceo di OpenAI. Se nella notte di venerdì un ventenne, poi identificato come Daniel Alejandro Moreno-Gama, aveva lanciato una bottiglia molotov contro il cancello metallico della sua abitazione provocando un principio di incendio subito domato -1-6, questa volta il modus operandi è stato più diretto e, in un certo senso, ancor più sinistro. Nella mattinata di domenica, intorno all’1:40 locali, una berlina Honda si è avvicinata alla dimora del manager; un passeggero, sporgendo il braccio dal finestrino, ha esploso almeno un colpo di pistola in direzione dell’edificio prima che l’auto si dileguasse ad alta velocità.

L’intervento delle forze dell’ordine e gli arresti lampo

Grazie alla prontezza del personale di sorveglianza della residenza, che ha immediatamente fornito alle autorità i filmati delle telecamere, gli investigatori sono riusciti a risalire alla targa del mezzo. Si è scoperto che l’auto apparteneva a una giovane di 25 anni, Amanda Tom, residente a San Francisco. Insieme a lei, la polizia ha tratto in arresto un ragazzo di 23 anni, Muhamad Tarik Hussein. Entrambi sono stati accusati di "negligent discharge" (sparo negligente) e, secondo i rapporti ufficiali del Dipartimento di Polizia di San Francisco, durante la perquisizione dell’abitazione in cui sono stati rintracciati sono state sequestrate tre armi da fuoco. Sebbene il capo della polizia Derrick Lew abbia dichiarato che crimini di questo tipo verranno perseguiti con il massimo rigore, non vi è al momento alcuna indicazione certa che questo secondo episodio sia direttamente collegato al primo.

L’ombra dell’inchiesta del New Yorker e la reazione di Altman

A gettare luce sul clima di odio che circonda la figura dell’imprenditore ci ha pensato, indirettamente, lo stesso Altman. In un lungo post pubblicato sul suo blog personale, il ceo di OpenAI ha rivelato di aver sottovalutato il "potere delle parole", riferendosi a una lunga inchiesta apparsa sul New Yorker dal titolo “Sam Altman può controllare il nostro futuro: ci si può fidare?”. Il pezzo, firmato dal giornalista premio Pulitzer Ronan Farrow insieme ad Andrew Marantz, sembra aver alimentato una narrazione tossica che, secondo Altman, ha trasformato la sua residenza in un bersaglio fisico. "Normalmente cerchiamo di essere abbastanza riservati", ha scritto l’imprenditore condividendo una foto della sua famiglia, "ma in questo caso lo faccio nella speranza che possa dissuadere la prossima persona dal lanciare una molotov contro casa nostra, indipendentemente da ciò che pensa di me".

La recrudescenza della violenza ai tempi dell’intelligenza artificiale

I due attacchi, distanziati di appena 72 ore, segnano un’escalation preoccupante nella sicurezza dei top manager della Silicon Valley. Il primo sospettato, il ventenne Moreno-Gama, non si era limitato a lanciare l’ordigno incendiario contro la proprietà di Russian Hill: si era successivamente presentato al quartier generale di OpenAI a Mission Bay, rivolgendo minacce esplicite di incendio contro l’edificio, venendo prontamente arrestato. Nonostante la tensione crescente e l’avvicinarsi di un processo che vede contrapposti OpenAI ed Elon Musk, né l’azienda né Altman hanno voluto commentare ufficialmente gli aspetti investigativi dei due episodi. Resta l’amara considerazione di Altman sulla spirale di violenza: "Mentre dibattiamo sul futuro dell’IA, dovremmo cercare di avere meno esplosioni in meno case, in senso figurato e letterale".

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.