Brunello Cucinelli, la parata di star a New York e la dolce reunion tra Katie Holmes e Joshua Jackson
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è stato un momento, martedì 14 aprile al David Koch Theatre del Lincoln Center, in cui il tappeto rosso sembrava essersi fermato a metà degli anni Duemila per poi ripartire con la stessa, identica complicità di allora. Joshua Jackson e Katie Holmes, entrambi quarantasettenni, hanno sfilato a braccetto – sorridenti, eleganti, perfettamente in sintonia – per la première americana di “Brunello: il visionario garbato”, il documentario che Giuseppe Tornatore ha dedicato al celebre imprenditore umbro. Erano l’uno accanto all’altra come non li si vedeva da tempo: lui in completo grigio, giacca bordeaux, camicia bianca impeccabile e papillon nero; lei con una gonna lunga scintillante, una camicia bianca e il suo caratteristico taglio corto. Nessuna forzatura, nessuna posa studiata, piuttosto la naturalezza di due persone che, lo si capiva da come si guardavano, condividono ancora qualcosa di vero.
La loro uscita congiunta, però, non è stata solo un tuffo nella nostalgia per i fan di “Dawson’s Creek” – quelli che ricordano bene Joey e Pacey, la coppia che per molti rappresentò il cuore pulsante della serie. C’era anche un altro strato, più sottile e malinconico, a rendere quell’apparizione particolarmente significativa: si trattava infatti della prima reunion pubblica dei due attori dopo la scomparsa, avvenuta lo scorso febbraio, del loro collega James Van Der Beek. Un’assenza, quella dell’interprete di Dawson Leery, che ha aleggiato discreta tra i flash dei fotografi senza mai essere nominata, ma che ha aggiunto peso a ogni loro gesto.
Il documentario su Brunello Cucinelli e il fascino discreto del “visionario garbato”
La serata, va detto, ruotava attorno a un’altra figura, certo meno mediatica ma ugualmente carismatica: Brunello Cucinelli, il patron dell’omonimo marchio di lusso che ha fatto della “bellezza” e dell’“umanità” del lavoro la propria bandiera. Il film di Tornatore, intitolato in inglese “Brunello: The Gracious Visionary”, racconta proprio questa parabola – quella di un imprenditore che da Solomeo, sperduto borgo umbro, ha saputo costruire un impero senza mai tradire una certa idea di gentilezza. E chissà che non sia stato proprio quel richiamo alla “garbatezza” a richiamare al Lincoln Center due interpreti così legati alle atmosfere degli anni Novanta e Duemila, quando i teen drama insegnavano ancora qualcosa sulla complessità dei sentimenti.
La serata newyorkese ha però offerto un’altra, fondamentale chiave di lettura per capire perché Holmes e Jackson abbiano scelto proprio quel palco per riapparire insieme. Le riprese di “Happy Hours” – la trilogia ideata, diretta e recitata da Katie Holmes, in cui i due tornano a interpretare una coppia innamorata – si sono già concluse lo scorso luglio. E già allora, sui set newyorkesi, erano stati paparazzati mentre spingevano un passeggino, si abbracciavano, scambiavano tenerezze. Non si trattava più, insomma, di una semplice rimpatriata tra ex colleghi; c’era piuttosto la messa in scena (e forse qualcosa di più) di un affetto che non si è mai davvero interrotto.
Joshua Jackson: «Ci sono persone che rimangono sempre nella tua vita»
A dare sostanza a questa impressione ci ha pensato lui stesso, Joshua Jackson, in una delle rare dichiarazioni rilasciate a margine dell’evento. «Ci sono persone che rimangono sempre nella tua vita – ha detto – e lei l’ha fatto». Una frase apparentemente semplice, ma che detta così, senza troppi giri di parole, acquista il peso di una confessione. Perché non è scontato, nel mondo dello spettacolo, che due ex fidanzati (la loro storia, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, fu molto seguita dai tabloid) riescano a ritrovarsi con tanta disinvoltura dopo decenni, e anzi a scegliere di lavorare insieme, di camminare a braccetto sotto i riflettori, di ridere delle stesse cose.
Holmes, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni di pari tenore, ma il suo sorriso – quello stesso sorriso un po’ timido che aveva da ragazza sul set di “Dawson’s Creek” – parlava da solo. Indossava la sua gonna lunga scintillante come fosse la cosa più naturale del mondo, e accanto a lui sembrava aver ritrovato non un partner di scena, ma qualcuno con cui condividere il peso silenzioso della memoria. La scomparsa di James Van Der Beek, per quanto dolorosa, ha forse accelerato un bisogno di riavvicinamento che covava già da tempo.
Un tappeto rosso che guarda al futuro (senza dimenticare il passato)
L’anteprima del documentario su Brunello Cucinelli, insomma, ha finito per trasformarsi in qualcosa di più di una semplice serata di gala. È diventata l’occasione per celebrare una certa idea di eleganza – quella fatta di tessuti pregiati, di sguardi complice, di storie che non finiscono quando i titoli di coda si chiudono. E mentre i fotografi immortalavano i due attori a braccetto, qualcuno avrà pensato che Joey e Pacey, dopotutto, non se ne sono mai andati davvero. Si sono solo presi una pausa, lunga quasi vent’anni, prima di ritrovarsi al Lincoln Center, in una notte di aprile, a testimoniare che certe connessioni resistono al tempo, alle mode, persino alle assenze più dolorose.
Holmes e Jackson torneranno presto sugli schermi con “Happy Hours”, e chissà se quella complicità ritrovata riuscirà a conquistare il pubblico esattamente come fece all’epoca del teen drama più amato degli anni Novanta. Per ora, però, bastava guardarli mentre salivano i gradini del David Koch Theatre: due quarantasettenni che hanno imparato a non avere fretta, e che sanno bene che le storie migliori sono quelle che si hanno il coraggio di non abbandonare mai del tutto.




