Stephen Miller, l’architetto della stretta migratoria che divide l’America

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le immagini dei soldati della Guardia Nazionale schierati per le strade di Los Angeles, mentre fronteggiano i manifestanti in rivolta contro le politiche migratorie di Donald Trump, hanno segnato uno degli episodi più controversi del suo secondo mandato. A guidare questa offensiva, però, non c’è solo il presidente, ma anche Stephen Miller, 39 anni, vice capo di gabinetto e mente della cosiddetta “dottrina Miller”: una visione radicale del potere esecutivo che punta a riscrivere l’identità americana attraverso un controllo senza precedenti sui flussi migratori.

Mentre le proteste si estendono da una costa all’altra degli Stati Uniti, con oltre 150 arresti solo a San Francisco, un video diffuso da Nine Network Australia ha mostrato il momento in cui una giornalista della 9News, Lauren Tomasi, è stata colpita da un proiettile di gomma durante una diretta televisiva. La reporter, secondo quanto riportato dalla sua emittente, è rimasta illesa ma dolorante, in un contesto già teso per l’intervento delle forze federali.

A contrapporsi con fermezza all’amministrazione Trump è il governatore della California, Gavin Newsom, che ha definito “usurpazione di potere” l’invio di 700 marines e della Guardia Nazionale, annunciando un’azione legale contro il governo federale. Newsom, che negli anni ha costruito una carriera politica senza intoppi – da sindaco di San Francisco a vicegovernatore, fino alla guida dello Stato – è diventato il bersaglio preferito del presidente, deciso a contrastare quella che definisce la “californication” del Partito Democratico

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