Verso Roma-Bologna: ballottaggi e recuperi in casa giallorossa, Italiano si affida alla continuità
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Redazione Sport
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La vigilia del ritorno degli ottavi di Europa League all’Olimpico, in programma domani sera con fischio d’inizio fissato per le ore 21, si tinge di giallorosso e dei suoi acciaccati, ma anche delle certezze di un Bologna che, nonostante il valore tecnico inferiore sulla carta – parola del suo allenatore Vincenzo Italiano –, vuole giocarsi fino in fondo una qualificazione che profuma di riscatto stagionale. Se all’andata il Dall’Ara aveva regalato un equilibrato 1-1, firmato da Bernardeschi e da un guizzo di Pellegrini su assist di un sontuoso Malen, la sfida di ritorno si presenta con il suo carico di tensione e di calcoli, quelli legati alle condizioni fisiche di tre pilastri della Roma su cui Gian Piero Gasperini conta per dare solidità e qualità alla sua squadra.
L’attenzione del tecnico di Grugliasco, che in conferenza stampa ha glissato con una certa insofferenza sulla definizione di "partita spartiacque" preferendo sottolineare la natura secca e affascinante del doppio confronto europeo, è tutta concentrata sul recupero di Zeki Celik, Manu Koné e Gianluca Mancini. I tre, reduci da acciacchi e problemi fisici che ne avevano messo in dubbio la presenza, hanno almeno parzialmente rassicurato lo staff medico e lo stesso allenatore svolgendo gran parte della seduta odierna con il gruppo, sotto lo sguardo attento dei dirigenti Massara e Ranieri presenti a Trigoria. Tuttavia, la decisione definitiva sulle loro condizioni, e dunque sulla possibilità di vederli dal primo minuto o di preservarli almeno inizialmente, slitterà alla seduta di rifinitura di domani: un dubbio che condiziona l’intera architettura tattica dei padroni di casa, consapevoli che un'eventuale assenza, soprattutto in mediana con Koné o nel reparto arretrato con il centrale difensivo, potrebbe esporre la squadra alla vivacità offensiva degli avversari.
Di contro, la conferenza stampa di Vincenzo Italiano ha proiettato un’immagine diametralmente opposta, fatta di certezze e di una fiducia che non sfocia nell’arroganza ma nella pragmatica consapevolezza dei propri mezzi e del momento che attraversa la squadra. L’allenatore del Bologna, dopo aver respinto al mittente le dichiarazioni di Gasperini che, forse per scaricare la pressione, non considera la Roma la favorita, ha ribadito con franchezza come il tasso tecnico dei giallorossi sia superiore, un dato di fatto che, nelle sue parole, non preclude però nulla all’interno di una gara secca dove l’equilibrio del risultato impone a entrambe di giocare a viso aperto, senza particolari tatticismi attendisti. Per Italiano, che ha gestito le energie in campionato proprio in funzione di questo appuntamento, la sfida rappresenta l’ultima concreta possibilità per "raddrizzare" una stagione fin qui al di sotto delle aspettative, un’occasione per dare un senso diverso e più luminoso al percorso dei rossoblù.
Le probabili scelte dell’ex tecnico della Fiorentina, almeno per quanto riguarda il Bologna, sembrano orientate alla continuità, complici anche le assenze forzate e la necessità di preservare un equilibrio che all’andata ha retto. In porta, l’infortunio di Skorupski apre le porte a Ravaglia, mentre in difesa l’assenza per squalifica di Miranda, rimediata nel primo atto, sarà colmata dall’inserimento di Lykogiannis sulla fascia sinistra, con la coppia centrale probabilmente formata da Lucumí e Heggem. A centrocampo, il ballottaggio tra Moro e Ferguson non scalfisce la solidità di un reparto che farà dell’interdizione e della ripartenza le sue armi principali, supportando un tridente offensivo che, salvo sorprese, ricalcherà quello visto al Dall’Ara con Bernardeschi, Castro e Rowe, lasciando inizialmente in panchina un impattante Orsolini.
La gestione degli uomini e il peso del contesto
Nell’analisi della vigilia, non si può prescindere dalla gestione delle risorse umane che Gasperini è chiamato a fare, un esercizio di equilibrismo reso ancor più delicato dagli impegni in campionato e dalla rincorsa alla zona Champions League. La presenza al centro sportivo di Massara e Ranieri non è passata inosservata, segnale dell’importanza strategica del doppio fronte su cui i giallorossi sono chiamati a battersi. L’eventuale impiego dal primo minuto di calciatori come Celik o Mancini, non al top della condizione, rappresenterebbe un azzardo calcolato, ma la posta in palio – un posto ai quarti contro la vincente tra Lilla e Aston Villa – impone probabilmente di rischiare. Dall’altra parte, Italiano sembra aver trovato la quadratura del cerchio, affidandosi a un gruppo che nelle ultime uscite ha mostrato una ritrovata solidità e che, forte di un organico meno blasonato ma più fresco, potrebbe sfruttare le eventuali titubanze di una Roma costretta a rincorrere anche sul piano fisico.
Le dichiarazioni e la pressione psicologica
Interessante, nella costruzione della vigilia, è stata anche la gestione delle dichiarazioni pubbliche. Se Gasperini ha voluto sminuire le gerarchie, parlando di assenza di differenze nette tra le due rose e respingendo l’etichetta di favorita per la sua squadra, Italiano ha invece fatto esattamente il contrario, attribuendo alla Roma un valore superiore e, contestualmente, alleggerendo i suoi dall’ipoteca del pronostico. Uno scambio di cortesie che cela in realtà una chiara strategia comunicativa: il tecnico rossoblù, riconoscendo i meriti dell’avversario, toglie pressione ai suoi e la riversa sui padroni di casa, chiamati a gestire il fattore campo e l’investitura pubblica. La risposta, come sempre in questi casi, arriverà solo dal campo, dall’interpretazione che i giocatori sapranno dare a una gara che, al di là delle parole, resta in perfetto equilibrio e che potrebbe decidersi anche nei tempi supplementari, scenario che obbliga a una gestione delle forze ancora più oculata e strategica.




