Un altro blackout a Cuba e la rabbia dei “cacerolazos”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'isola caraibica è stata nuovamente gettata nel buio, quando il collasso del sistema elettrico nazionale si è ripetuto per la seconda volta nel giro di cinque giorni. La compagnia statale Unión Eléctrica ha comunicato la "disconnessione totale della rete elettrica nazionale" alle 16:30 ora locale di ieri, un evento che segna la quarta interruzione generale dall'inizio dell'anno e che aggrava ulteriormente la già precaria situazione energetica del paese, stremato dal blocco petrolifero imposto dagli Stati Uniti.

Le procedure per il ripristino sono state immediatamente attivate, come reso noto dalle autorità, che tuttavia hanno ammesso la presenza di danni strutturali importanti, evidenziando come gli interventi di manutenzione possano solo tamponare una crisi ben più profonda.

L'urto del blocco energetico e le infrastrutture a pezzi

La crisi che sta attraversando Cuba è da ricondurre a un mix letale di fattori concatenati, dove il peso dell'embargo petrolifero statunitense si somma all'obsolescenza di un parco di centrali termoelettriche, molte delle quali superano i trent'anni di età e soffrono una cronica carenza di pezzi di ricambio e manutenzione.

A ciò si aggiunge la scarsità di combustibile, un problema reso drammaticamente acuto dal blocco che ha di fatto interrotto le forniture, dopo che il presidente Donald Trump ha imposto sanzioni e minacce di dazi a chiunque tenti di rifornire l'isola, inasprendo ulteriormente un cerchio che era già stretto. Il primo ministro cubano, Manuel Marrero, ha parlato apertamente di una "settimana molto difficile sotto l'impatto del blocco energetico", caratterizzata dalle due interruzioni del Sistema Elettrico Nazionale (SEN) e dall'assenza quasi totale di combustibile per alimentare gli impianti.

Da parte sua, il ministro dell'Energia e delle Miniere, Vicente de la O Levy, ha confermato che il paese, a marzo, aveva ricevuto solo una nave cisterna di greggio dalla Russia, un donativo che, una volta esaurito, ha lasciato il sistema in una situazione estrema, costringendo la generazione a dipendere quasi esclusivamente dal gas accompagnatorio prodotto internamente e dal greggio nazionale.

La vita quotidiana e la rabbia dei "cacerolazos"

La cronaca di questi giorni restituisce il quadro di una vita quotidiana che si fa sempre più difficile, in un contesto di temperature che sfiorano i 40 gradi e dove l'assenza di corrente elettrica paralizza ogni attività, impedendo di conservare il cibo, di pompare l'acqua e di lavorare. La testimonianza di una residente dell'Avana, Migdalia del Rio, è emblematica della frustrazione generale: "Torniamo a casa dal lavoro e non c'è corrente, non possiamo fare nulla".

Un'altra cubana, Maribel Matos, ha espresso la sua incredulità per la frequenza con cui il SEN salta, ricordando che nemmeno nel cosiddetto "Periodo Speciale" la situazione era così disastrosa. La disperazione si è trasformata in protesta, con i rumori delle pentole e dei clacson che hanno riecheggiato in vari quartieri dell'Avana, in quella che è nota come la tradizione dei "cacerolazos". L'organizzazione Cubalex ha documentato l'anno scorso almeno 109 manifestazioni di questo tipo, con diversi arresti, a testimonianza di un malcontento che cresce di pari passo con l'oscurità.

Le reazioni politiche e il confronto all'Onu

La crisi energetica cubana ha acceso un vivace confronto a livello internazionale, come dimostrato dal recente dibattito all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. L'ambasciatore americano all'Onu, Michael Waltz, ha attribuito la responsabilità dei blackout al governo dell'Avana, esortandolo a "cambiare i suoi modi e riaccendere le luci per la sua gente". Tuttavia, la stragrande maggioranza delle nazioni intervenute ha invece chiesto a Washington di revocare l'embargo e le sanzioni che hanno paralizzato l'economia cubana.

Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha replicato con durezza, definendo il blocco petrolifero e le sanzioni economiche una "violazione sistematica dei diritti umani di un intero popolo in un atto di punizione collettiva". Per il governo cubano, il crollo del sistema elettrico non è un incidente tecnico isolato, ma la conseguenza diretta di un'operazione di asfissia economica volta a provocare una crisi umanitaria e la destabilizzazione del paese.

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