Columbia University, arrestato l'attivista Khalil: Trump promette tolleranza zero
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Redazione Esteri
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L’arresto di Mahmoud Khalil, studente palestinese e leader delle proteste pro-Palestina alla Columbia University, ha scatenato un’ondata di reazioni negli Stati Uniti, alimentando un dibattito già acceso su attivismo, sicurezza nazionale e libertà di espressione. Khalil, detentore di una regolare carta verde, è stato fermato sabato scorso nella sua residenza universitaria dall’Immigration and Customs Enforcement (Ice), per poi essere trasferito in un centro di detenzione in Louisiana, in attesa di un’udienza che potrebbe portare alla sua deportazione.
La vicenda, che ha attirato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, è stata ulteriormente amplificata dalle dichiarazioni del presidente Donald Trump, il quale, attraverso i suoi social media, ha definito Khalil “il primo di molti”. Trump ha affermato che ci sarebbero altri studenti, non solo alla Columbia ma in diverse università statunitensi, coinvolti in attività “pro-terrorismo, antisemite e anti-americane”. Il presidente ha promesso di individuare, arrestare ed espellere questi “simpatizzanti terroristi”, impedendo loro di fare ritorno nel Paese.
Khalil, che ha svolto un ruolo di primo piano nelle proteste pro-Palestina dello scorso aprile, è sposato con una cittadina americana in attesa del loro primo figlio. La sua avvocata, Amy Greer, ha confermato all’Associated Press che l’arresto è avvenuto senza preavviso, sollevando interrogativi sulle motivazioni reali dietro la detenzione. Le proteste che hanno coinvolto Khalil, iniziate alla Columbia University, si sono rapidamente diffuse in altre istituzioni accademiche, diventando un simbolo della crescente polarizzazione politica e sociale negli Stati Uniti.
Intanto, il clima di tensione tra gli studenti universitari si è acuito dopo l’annuncio di Trump di tagliare i fondi federali alle università che permettono “proteste illegali”. La Virginia Commonwealth University di Richmond, nota per la sua lunga storia di attivismo studentesco, è tra quelle che potrebbero subire le conseguenze di questa decisione. La mossa del presidente, interpretata da molti come un tentativo di limitare la libertà di espressione, ha sollevato preoccupazioni tra gli studenti e i docenti, che temono un effetto deterrente sulle future manifestazioni.
La detenzione di Khalil, avvenuta in un contesto già carico di polemiche, ha riportato l’attenzione sulle pratiche dell’Ice, spesso criticate per la loro durezza e per la mancanza di trasparenza. La sua trasferta in Louisiana, lontano dalla famiglia e dai legami comunitari, ha ulteriormente alimentato il dibattito sui diritti dei residenti stranieri negli Stati Uniti, specialmente in un momento in cui le politiche migratorie sono al centro del dibattito politico.




