Scarcerato lo studente pro-Gaza, il giudice dà torto a Trump: Mahmoud Khalil è libero
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Redazione Esteri
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Un giudice federale ha imposto all’amministrazione di Donald Trump di rilasciare Mahmoud Khalil, attivista palestinese e studente della Columbia University, ultimo tra i manifestanti filo-palestinesi a rimanere in carcere dopo le proteste dello scorso anno. La decisione, riportata dal New York Times, segna una svolta nella vicenda giudiziaria del giovane, che aveva avuto un ruolo di primo piano nelle mobilitazioni pro-Gaza nel campus newyorkese.
Khalil, il cui arresto risaliva al marzo scorso, era stato prelevato dalle autorità federali davanti al suo appartamento universitario con l’accusa – mai tradottasi in un’incriminazione formale – di aver sostenuto Hamas durante le dimostrazioni. La detenzione nel centro della Louisiana, giustificata dalle autorità come misura precauzionale per "rischi alla sicurezza nazionale", si era prolungata nonostante la mancanza di capi d’imputazione e nonostante la moglie e il figlio neonato di Khalil fossero cittadini statunitensi.
La sentenza, che ne ordina la scarcerazione immediata, rappresenta un netto contrattacco alla linea dura adottata da Trump nella gestione delle proteste universitarie, spesso bollate come "minacce all’ordine pubblico". Non è la prima volta che i tribunali frenano l’esecutivo: già in passato, corti federali avevano bloccato provvedimenti simili, sottolineando l’assenza di prove concrete a carico degli attivisti.
Parallelamente, un’altra decisione giudiziaria ha visto il presidente prevalere: una corte d’appello del nono circuito ha confermato la legittimità del dispiegamento della Guardia nazionale a Los Angeles, voluto da Trump nonostante le proteste delle autorità californiane. I giudici, in un verdetto unanime, hanno ribadito che il presidente non ha l’obbligo di coordinarsi con i governatori locali per l’utilizzo delle truppe.




