Bassetti mette in guardia sull'urinoterapia: "Pratica pericolosa e senza basi scientifiche"

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'infettivologo Matteo Bassetti, diretto responsabile della Clinica Malattie Infettive del Policlinico San Martino di Genova, ha di recente ritenuto necessario intervenire pubblicamente per smontare una credenza potenzialmente dannosa che sembra trovare nuovo spazio, specialmente attraverso i social network. Con un video diffuso sul proprio profilo Instagram, il medico ha espresso il suo profondo sconcerto di fronte al diffondersi della cosiddetta urofagia, una pratica che consiste nel bere la propria urina con la convinzione, del tutto erronea, di trarne benefici per la salute. Bassetti, la cui autorevolezza in campo infettivologico è ampiamente riconosciuta, ha sottolineato con fermezza come questa usanza, spesso abbinata a fantomatiche terapie alternative o ad alcune pratiche sessuali, non solo sia del tutto priva di alcun fondamento scientifico validato, ma costituisca un vero e proprio rischio per l'organismo, esponendolo a pericoli concreti che è bene non sottovalutare.

I rischi concreti di una pratica insidiosa

L'urinoterapia, questo il nome con cui viene propagandata, prometterebbe miracolosi effetti positivi sul sistema immunitario, oltre a essere presentata come una soluzione contro allergie e problematiche della pelle. Tali presunti vantaggi, però, si scontrano platealmente con la realtà della fisiologia umana. L'urina, che è il prodotto finale della filtrazione renale, contiene infatti sostanze di scarto, come urea, creatinina e sali in eccesso, che il ha appositamente eliminato. Il loro riassorbimento, che avviene proprio attraverso l'ingestione, può sovraccaricare inutilmente reni e fegato, portando potenzialmente a stati di intossicazione. Senza contare, come fa notare l'infettivologo, il rischio di introdurre batteri che, pur essendo normalmente presenti nelle vie urinarie, possono diventare patogeni se trasportati in altre parti del corpo, scatenando infezioni evitabili.

Il contesto della disinformazione in rete

La decisione di Bassetti di utilizzare un canale social per il suo monito non è casuale, ma risponde alla necessità di contrastare direttamente la disinformazione laddove essa attecchisce con maggiore facilità. Su molte piattaforme digitali, infatti, circolano teorie e aneddoti che esaltano pratiche mediche non convenzionali, presentandole come soluzioni semplici e "naturali" a problemi complessi, spesso bypassando del tutto il parere di professionisti della salute. Questi fenomeni, che talvolta assumono le caratteristiche di vere e proprie mode passeggere, trovano terreno fertile in un clima di diffusa sfiducia verso le istituzioni tradizionali o nella ricerca di scorciatoie per il benessere, ignorando però il principio fondamentale della medicina basata sulle evidenze, la quale richiede studi rigorosi e replicabili per dimostrare l'efficacia e la sicurezza di qualunque trattamento.

La necessità di un approccio scientifico

L'allarme lanciato dallo specialista genovese si inserisce dunque in un quadro più ampio, che vede la comunità scientifica impegnata a fronteggiare le derive irrazionali che possono minare la salute pubblica. Il messaggio è chiaro e non ammette ambiguità: affidarsi a pratiche prive di verifica, come l'urinoterapia, significa esporsi a rischi inutili, distogliendo risorse ed energie da percorsi di cura validati. La raccomandazione, per chiunque cerchi soluzioni per la propria salute, resta sempre quella di consultare medici qualificati, i quali possono fornire indicazioni sicure e personalizzate, fondate su conoscenze che, al contrario delle mode del momento, poggiano su solide basi sperimentali e sul continuo aggiornamento della ricerca internazionale.

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