Scontro sul condono bloccato in Commissione Bilancio, l'emendamento diventa ordine del giorno
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Redazione Interno
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La corsa contro il tempo per la manovra 2026, un provvedimento improntato alla prudenza data la cornice di risorse limitate, ha conosciuto un sabato di alta tensione in Commissione Bilancio del Senato. Il confronto, punteggiato da veti incrociati e mediazioni condotte fino all'ultimo minuto, si è acceso attorno a un tema ciclico e sempre divisivo come quello della sanatoria edilizia, il cui eventuale inserimento rischiava di alterare gli equilibri di un testo già complesso. L'iniziativa, che puntava a riaprire i termini del cosiddetto condono tombale del 2003, è stata infatti oggetto di un acceso braccio di ferro parlamentare. Il capogruppo di Fratelli d'Italia, annunciando a margine dei lavori la trasformazione dell'emendamento in un ordine del giorno, ha di fatto risolto lo scontro, stemperando una polemica che vedeva le opposizioni fortemente compattate.
Il nodo della sanatoria edilizia
La proposta, che sarebbe potuta rientrare nel cantiere della Legge di Bilancio attraverso un emendamento, mirava a sbloccare una massa potenzialmente significativa di immobili irregolari, con effetti a catena, non semplici da quantificare, sul settore delle costruzioni e sulle entrate di Comuni e Regioni. Una mossa del genere, stando alle critiche sollevate, avrebbe potuto introdurre un elemento di forte disturbo in una manovra economica i cui contorni sono stati definiti sotto la pressione di tempi strettissimi. La versione rivista della sanatoria, presentata dopo una prima riformulazione governativa, ha incontrato resistenze tanto tecniche quanto politiche, trasformandosi nel banco di prova per una maggioranza chiamata a gestire un iter legislativo accidentato.
La reazione delle opposizioni
I capigruppo di Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva hanno parlato, senza mezzi termini, di una loro vittoria, esultando per aver portato a casa quello che definiscono uno scalpo. Sebbene abbiano fermato il condono e altre misure controverse, come quella sul riscatto della laurea, le opposizioni sottolineano come il giudizio complessivo sulla manovra resti negativo, definendola anzi la peggiore possibile. La loro azione in commissione, fatta di proteste accese e ostruzionismo, ha concentrato l'attenzione proprio sulle questioni più sensibili, costringendo a un ripensamento che ha evitato l'approvazione diretta del provvedimento.
Le implicazioni per il settore
La mancata conversione in norma dell'emendamento sul condono lascia dunque inalterato lo status quo, rinviando ogni ipotesi di regolarizzazione straordinaria. Una decisione che, se da un lato evita di aprire un nuovo capitolo di condoni, dall'altro non risolve il nodo strutturale dell'edilizia abusiva e degli immobili irregolari che costellano il territorio nazionale. Le misure fiscali sulla casa contenute nella manovra dovranno quindi fare i conti con un panorama immobiliare che non riceverà, almeno per ora, quell'impulso derivante da un afflusso massiccio di pratiche di sanatoria. Gli effetti si riverbereranno, inevitabilmente, sull'edilizia privata, sulla pianificazione urbanistica e sugli stessi investimenti pubblici, chiamati a muoversi in un contesto normativo che non ha modificato le sue regole sulla legittimità degli edifici.




