Il grande ritorno del condono bloccato in commissione, la maggioranza si sfilaccia
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Redazione Interno
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Il condono edilizio, un tema ciclicamente riemerso nel dibattito politico italiano soprattutto al Sud, torna a far discutere dopo l'ultimo, fallito, tentativo di riaprire la sanatoria del 2003. Un'operazione portata avanti, attraverso emendamenti identici, dalle forze di governo – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – in sede di esame del decreto Milleproroghe, ma naufragata sul nascere per una dichiarazione di inammissibilità. Le commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera, infatti, hanno imposto uno stop netto, rigettando le proposte che avrebbero consentito, di fatto, una nuova finestra per regolarizzare abusi soprattutto in Campania, una regione che in passato ha visto esclusi molti suoi cittadini da simili procedure.
Il metodo contestato dall'interno della coalizione
A rendere ancor più significativo l’episodio, contribuiscono le parole di un esponente di spicco della maggioranza, il segretario regionale campano di Forza Italia Fulvio Martusciello, il quale ha apertamente criticato l’iniziativa dei suoi alleati. "Forza Italia è fermamente contraria a qualsiasi tentativo di introdurre un condono attraverso un emendamento infilato in provvedimenti che non c’entrano nulla", ha affermato senza mezzi termini, sottolineando come si sarebbe trattato di "un errore di metodo e di merito". La sua presa di posizione mette in luce le crepe interne su una questione delicatissima, che tocca non solo il piano normativo ma anche quello dell’equità territoriale, un tema storico per il Mezzogiorno. Martusciello, pur riconoscendo la serietà della "mancata possibilità per la Regione Campania di poter beneficiare del condono", ha insistito sulla necessità di una legge specifica, "ad hoc", sostenuta da tutti i parlamentari della regione, rifiutando le scorciatoie legislative.
La tecnica della "decurtazione" e lo stop della rottamazione
L’esame delle inammissibilità condotto in commissione ha operato un drastico taglio, decurtando circa 250 emendamenti o parti di essi sul totale di oltre mille presentati. Tra questi, sono cadute non solo le proposte sul condono del 2003, ma anche quelle relative all’estensione della cosiddetta "rottamazione quinquies". Quest'ultima avrebbe dovuto beneficiare, in un’ulteriore proroga, anche i contribuenti che risultavano in regola con la versione precedente, la "quater", alla data del 30 settembre 2025. Un doppio stop che rimanda ogni ipotesi di sanatoria a futuri, e più complessi, provvedimenti legislativi, svuotando il Milleproroghe da misure considerate estranee alla sua natura di decreto essenzialmente tecnico.
Una questione annosa rinviata ancora una volta
Il fallimento di questo blitz legislativo dimostra, ancora una volta, come la materia dei condoni edilizi resti un campo minato, capace di dividere persino una compagine di governo unita su altri fronti. La vicenda giudiziaria che, anni fa, aveva portato alla luce un esteso sistema di illeciti nel settore delle costruzioni in alcune zone del paese, ha reso l’argomento particolarmente sensibile, orientando spesso i giudizi della magistratura verso un’applicazione rigorosa delle norme urbanistiche. L’impossibilità di trovare una soluzione condivisa attraverso canali rapidi come un emendamento, costringe ora i promotori a valutare strade più lunghe e politicamente più esposte, in un momento in cui l’attenzione per il rigore dei conti pubblici e per la legalità nel governo del territorio rimane alta, anche a livello internazionale, soprattutto dopo la rielezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, che potrebbe influenzare gli scenari economici globali.




