Manovra, la maggioranza riapre il condono edilizio del 2003
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Redazione Interno
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Tra le migliaia di emendamenti presentati per la legge di Bilancio del 2026, spicca una proposta che riporta in auge un tema periodicamente ricorrente nel dibattito politico italiano: il condono edilizio. A depositare l'emendamento in commissione Bilancio al Senato sono stati due senatori di Fratelli d’Italia, i quali chiedono esplicitamente di riaprire i termini della sanatoria risalente al 2003, un'epoca in cui a guidare l'esecutivo era Silvio Berlusconi. La misura, che si inserisce in un panorama di quasi seimila proposte di modifica, di cui milleseicento provenienti dalla maggioranza, riaccende i riflettori su una pratica che, nonostante le polemiche che invariabilmente suscita, dimostra una persistente vitalità nell'agenda parlamentare.
Le caratteristiche della proposta e le giustificazioni politiche
La proposta, come specificato dall'ufficio stampa di Fratelli d’Italia al Senato, non configurerebbe un nuovo condono, bensì una "sanatoria" finalizzata a riaprire i termini di quella vecchia normativa. L'obiettivo dichiarato è permettere la regolarizzazione di "vecchie pendenze" relative a soggetti che, pur avendo versato quanto dovuto per accedere al beneficio, ne sarebbero rimasti ingiustamente esclusi. I proponenti, il veneto Matteo Gelmetti e il campano Domenico Matera, sostengono che la Campania, per un errore, non abbia potuto recepire la normativa originaria, un fatto che, se confermato, renderebbe la misura di particolare interesse per quella specifica regione.
Le reazioni e le implicazioni territoriali
Sebbene la proposta sia tecnicamente nazionale, le opposizioni del centrosinistra la interpretano come un intervento calibrato proprio sulla situazione campana, denunciandone un possibile utilizzo in vista delle prossime consultazioni regionali. La polemica politica, che si è immediatamente accesa, ruota attorno all'opportunità di perdonare, ancora una volta, chi non ha rispettato le regole in materia edilizia, un tema che storicamente divide l'arcipelago parlamentare. La misura, stando alle precisazioni della maggioranza, non avrebbe carattere impositivo, demandando infatti alle singole Regioni il compito di deliberare in materia e di stabilirne i confini applicativi concreti.
Il contesto normativo e le prospettive applicative
L'emendamento, se approvato, riaprirebbe una procedura che molti consideravano ormai archiviata, riportando l'attenzione su abusi e volumetrie che risalgono a più di due decenni fa. La scelta di agganciare questa disposizione a una legge finanziaria, uno strumento legislativo dalla travagliata e spesso affrettata approvazione, non fa che alimentare le perplessità di chi vede in queste iniziative una pericolosa deriva. La palla passerebbe quindi in mano alle amministrazioni regionali, le quali si troverebbero a dover gestire, con proprie delibere, le richieste di sanatoria che, inevitabilmente, emergerebbero dal territorio.




