Il doppio condono edilizio del 2026 tra regole e polemiche
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Redazione Interno
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Il dibattito sul condono edilizio, che si è riacceso in vista della prossima legge di Bilancio, propone due distinti percorsi normativi, i quali, sebbene differenti nell'impostazione, mirano a regolarizzare un numero consistente di abusi. Da un lato, si prevede la riapertura dei termini della sanatoria contenuta in una legge del 2003; dall'altro, avanza l'ipotesi di un nuovo intervento per gli illeciti ultimati entro lo scorso settembre. Le fonti legislative, ancora in fase di elaborazione, pongono l'accento, sul piano tecnico, su tre elementi cardine: l'ambito oggettivo e temporale delle opere che si potranno sanare, i requisiti necessari per accedere alla procedura e le complesse implicazioni di carattere amministrativo e processuale che un professionista è tenuto a valutare con la massima attenzione.
Le proposte in campo: opere recenti e fine della doppia conformità
Uno degli emendamenti più significativi, firmato da esponenti di Fratelli d'Italia, punta a istituire un condono dalle maglie piuttosto larghe per le opere abusive realizzate fino al 30 settembre 2025. Secondo questa proposta, potrebbero essere sanate non solo costruzioni marginali come balconi e tettoie, ma anche interventi di ristrutturazione più incisivi, a patto che non abbiano determinato un aumento della superficie o della volumetria complessiva dell'immobile. Con un ulteriore emendamento, si intende eliminare il meccanismo della doppia conformità "asincrona", semplificando l'accesso alla sanatoria per quelle opere che risultano conformi alla disciplina urbanistica originaria e, al contempo, ai requisiti della normativa edilizia vigente al momento della presentazione della domanda stessa.
Il caso Campania e il riemergere della questione abusivismo
In Campania, dove la situazione degli abusi edilizi presenta dati particolarmente critici, la proposta di condono è diventata un tema caldo della competizione elettorale. Un senatore del partito al governo, attraverso un post sui social network, ha rilanciato con forza l'idea di riaprire la sanatoria varata quasi vent'anni fa, inserendosi in un dibattito che, sul piano politico, appare in grado di mobilitare un ampio consenso. La questione, che tocca da vicino un territorio storicamente segnato da queste problematiche, dimostra come l'argomento sia tutt'altro che archivato e anzi si presti a essere strumento di confronto, e scontro, tra le diverse fazioni.
Le implicazioni tecniche e la delicatezza della fase applicativa
La potenziale introduzione di un doppio canale di regolarizzazione, con l'aggiunta della modifica sui requisiti di conformità, rende la materia estremamente articolata. La definizione chiara dei limiti temporali e delle tipologie di abuso sanabile costituisce il primo, indispensabile, passo per evitare il generarsi di contenziosi e interpretazioni difformi. La soppressione della doppia conformità asincrona, da alcuni vista come una semplificazione necessaria, da altri potrebbe essere considerata un pericoloso alleggerimento dei controlli, sebbene la sua applicazione concreta dipenderà dal testo definitivo che verrà approvato. Resta fondamentale, per chi dovrà gestire le pratiche, una conoscenza approfondita di entrambi i possibili scenari normativi e delle loro reciproche interazioni.




