Condono edilizio, la mossa di Fratelli d'Italia per la corsa di Cirielli in Campania
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Redazione Interno
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Il tema del condono edilizio, un fantasma che periodicamente torna ad animare il dibattito politico italiano, è stato riportato in auge da Fratelli d'Italia nel corso della campagna elettorale per la Regione Campania, dove il candidato è Edmondo Cirielli. Una mossa, questa, che ha il potenziale per infiammare l'opinione pubblica in territori già segnati in modo profondo da una cementificazione spesso incontrollata, la quale ha modificato per sempre paesaggi e dinamiche sociali. I dati, che provengono da fonti come l'Istat e il Cresme, delineano un quadro nazionale di pressione edilizia anomala, caratterizzata da demolizioni che rimangono per lo più solo sulla carta e da ordinanze che, nonostante la loro formale esistenza, restano in gran parte inevase. È in questo contesto, già di per sé complesso, che la proposta di una nuova sanatoria inserisce un ulteriore e potente elemento di discussione.
Un fenomeno strutturale e i suoi numeri
In Campania, come del resto in altre regioni del Sud, l'abusivismo edilizio non può essere considerato una semplice variabile marginale bensì un vero e proprio fenomeno strutturale, radicato nella storia e nell'economia del territorio. A dimostrarlo, in modo plateale, c'è un dato che pesa come un macigno e che da solo racconta la portata del problema: per ogni cento costruzioni che sorgono in maniera del tutto legale, autorizzate cioè secondo le norme urbanistiche, se ne contano altre cinquanta che, al contrario, spuntano senza alcun permesso, in spregio a qualsiasi regolamento. Questo rapporto, che appare sproporzionato, fotografa una realtà nella quale l'edilizia al di fuori della legge non è un'eccezione ma costituisce una parte significativa, e per certi versi fisiologica, del tessuto costruito.
Le reazioni politiche e il caso Milano
L'ipotesi di un condono, che il Governo sembrerebbe prendere in considerazione proprio in prossimità del voto campano, ha inevitabilmente sollevato interrogativi sui suoi possibili effetti a catena in altre regioni, come la Lombardia e il suo capoluogo. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è intervenuto per escludere con decisione una simile eventualità, affermando di non ritenere probabile, e tantomeno di auspicare, che la misura possa estendersi al Nord. C'è chi, forse in modo un po' naif, aveva sognato che un provvedimento del genere potesse in qualche modo sciogliere lo stallo urbanistico che attanaglia la città, uno stallo causato principalmente da intricate inchieste della magistratura concentrate sulla legittimità dei titoli edilizi necessari per la realizzazione di opere pubbliche e private di una certa rilevanza.
Il dibattito ideologico e la polemica sui migranti
La polemica, com'era prevedibile, ha presto travalicato i confini della questione tecnica per investire il campo dello scontro ideologico. Il ministro Matteo Piantedosi, con una domanda che è suonata come una provocazione per alcuni settori politici, ha chiesto ai leader della sinistra, in particolare a Bonelli e Fratoianni, se il principio della sanatoria sia da ritenersi accettabile solo quando viene applicato per regolarizzare la posizione dei migranti. Questa affermazione, che ha scatenato reazioni veementi da parte dei Verdi e della sinistra più radicale, ha toccato quello che per molti appare come un dogma intoccabile in quell'area politica: l'idea che i condoni rappresentino in linea di principio una scelta sbagliata, un perdonismo dannoso, a meno che non siano finalizzati a regolarizzare situazioni di clandestinità di altra natura, come appunto quella di chi entra o soggiorna irregolarmente nel paese.




