Palermo celebra santa Rosalia tra devozione e contestazioni
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Redazione Interno
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Mentre il sole del 15 luglio illuminava la facciata barocca della cattedrale, l’arcivescovo Corrado Lorefice ha presieduto il pontificale in onore di santa Rosalia, patrona della città, dando il via a una giornata di festa che, dopo i fasti della vigilia, si sarebbe conclusa con la solenne processione dell’urna contenente le reliquie.
La notte precedente, il tradizionale Festino aveva richiamato circa 350 mila persone lungo il Cassaro, dove i carri allegorici – tra musica, luci e rappresentazioni storiche – hanno ripercorso la leggenda del ritrovamento delle ossate della santuzza. Ma tra gli applausi e l’entusiasmo generale, un momento ha spezzato l’armonia: l’arrivo del sindaco Roberto Lagalla ai Quattro Canti, accolto da una sonora contestazione. I fischi, più che un gesto isolato, sembrano riflettere un malessere diffuso, come sottolineato dai presidenti delle otto circoscrizioni, che hanno denunciato «il totale accantonamento del decentramento amministrativo», considerato un nodo cruciale nel rapporto tra amministrazione e cittadini.
Lagalla, da parte sua, ha preferito concentrarsi sugli aspetti positivi della serata, definendo «emozionante» l’esperienza di camminare tra la folla e ricevere «sorrisi e strette di mano». Quanto alle proteste, ha ribadito di rispettarle, definendole «frutto della libera espressione che Palermo custodisce con orgoglio». Una reazione che, se da un lato smorza le polemiche, dall’altro non cancella la percezione di una frattura tra il Palazzo e la piazza, resa ancora più evidente in un momento di celebrazione collettiva.




