Strage di Monreale, si stringe il cerchio attorno ad altri due giovani dello Zen
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Redazione Interno
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Il quadro investigativo sulla sparatoria di Monreale, che una settimana fa ha lasciato tre morti, si sta delineando con maggiore precisione. Cinque testimoni hanno indicato altri due giovani del quartiere Zen di Palermo come presunti complici di Salvatore Calvaruso, il diciannovenne già in carcere con l’accusa di strage. Le dichiarazioni, incrociate con altri riscontri, potrebbero portare a nuovi arresti, confermando l’ipotesi di un agguato premeditato durante quella che inizialmente era sembrata una banale lite tra gruppi rivali.
Intanto, la città si stringe attorno alle famiglie delle vittime. Andrea Miceli, ventiseenne ucciso nella notte del 26 aprile, è stato ricordato ieri nel Duomo di Monreale da una folla commossa, mentre fuori dal luogo sacro si moltiplicavano i gesti di affetto. Quello che più ha colpito è stato l’omaggio dei suoi compagni della "Real Pioppo", la squadra di calcio per cui giocava. La bara, trasportata allo stadio Conca d’oro, è stata posizionata davanti alla porta, avvolta nella sua maglia e nella bandiera del club. Un’azione di gioco simbolica si è conclusa con un pallone fatto rimbalzare sul feretro prima di finire in rete, un’immagine che ha fatto il giro dei social, trasformandosi in un simbolo di dolore e resistenza.
Le parole dell’arcivescovo monsignor Michele Pennisi, durante le celebrazioni del Santissimo Crocifisso, hanno sottolineato il peso della tragedia: "La violenza è la peste di oggi", ha detto, definendo "sproporzionata e irragionevole" la furia che ha spento le vite di Andrea, Salvatore e Massimo. Un grido soffocato dal lutto, ma che riapre la questione di un territorio dove la criminalità giovanile continua a mietere vittime, spesso senza un movente chiaro.




