La revoca dell’assessora Motzo e l’ingresso di Cocco, il cerchio magico di Todde si restringe ma le tensioni restano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sostituzione di Mariaelena Motzo con Sebastian Cocco alla guida dell’assessorato agli Affari generali e Personale, formalizzata nella serata di ieri dalla presidente della Regione Alessandra Todde, rappresenta molto più di un semplice avvicendamento tecnico all’interno della giunta sarda. Si tratta, a ben guardare, del terzo scossone in pochi mesi che investe l’esecutivo di viale Trento, dopo le uscite di scena di Gianfranco Satta dall’Agricoltura e di Armando Bartolazzi dalla Sanità, e la sua portata va letta nelle modalità, piuttosto che nella mera sostituzione. La revoca, com’è noto a chi frequenta le dinamiche di palazzo, è lo strumento amministrativo che si utilizza quando viene meno un rapporto fiduciario, e non certo per gestire una fisiologica alternanza dettata da equilibri politici o da una generica “bulimia assessoriale” di lunga data. E in questo caso, la forma brutale scelta per il congedo della Motzo – la quale pure proveniva, come Cocco, dalla stessa area politica di “Uniti per Todde” – ha lasciato più di una perplessità, alimentando quel clima di fibrillazione che da settimane attraversa la maggioranza che sostiene la governatrice.

Se l’ingresso del consigliere nuorese, fedelissimo di Todde, era nell’aria da qualche giorno e le voci di un possibile rimpasto si rincorrevano ormai dall’autunno scorso, ciò che conta è la tempistica e il contesto in cui l’operazione si consuma. La presidente, che in passato aveva più volte rimandato qualsiasi verifica della sua squadra al post-Finanziaria 2026, evocando la necessità di portare a casa il bilancio con ordine e senza scossoni, si trova ora a dover gestire un quadro politico assai più complicato del previsto. Il vero banco di prova, infatti, non è tanto la gestione ordinaria, quanto la tenuta complessiva dell’alleanza con il Partito Democratico, i cui vertici regionali, per bocca del segretario, hanno già chiesto un “tagliando” approfondito dell’operato della giunta, un esame a tutto tondo che non lasci zone d’ombra e non risparmi nessuno. Una richiesta, questa, che suona come un avvertimento chiaro in vista delle prossime, delicate nomine, a partire da quelle dei direttori generali delle Asl, che i democratici vorrebbero spartirsi in modo ben più sostanzioso rispetto alla prima tornata.

Lo strappo e la tregua, il referendum incombe come spartiacque della legislatura

L’avvicendamento tra Motzo e Cocco, sebbene circoscritto a una delega specifica, si inserisce in un quadro di tensioni latenti che potrebbero esplodere definitivamente dopo la consultazione referendaria prevista per i prossimi mesi. In molti, all’interno del palazzo, leggono questa mossa come un tentativo di Todde di blindare il suo cerchio magico, circondandosi di persone di fiducia in vista di una fase nella quale il confronto con gli alleati si farà più aspro. Non è un mistero, infatti, che il Partito Democratico spinga per ottenere un peso specifico maggiore all’interno dell’esecutivo, magari con un quarto assessorato, approfittando proprio di questa fase di assestamento. La “tregua” siglata con i democratici dopo lo strappo sulle nomine nelle aziende sanitarie, dunque, appare sempre più fragile: un armistizio formale destinato a saltare non appena si sarà votato. E la revoca della Motzo, che molti osservatori leggono come un sacrificio richiesto (o imposto) per fare spazio a un uomo della presidente, potrebbe rivelarsi solo la prima tessera di un mosaico ben più complesso, destinato a ridisegnare gli equilibri di una maggioranza che appare sempre più in affanno.

A complicare il quadro, poi, ci si mettono le recenti vicende giudiziarie che hanno investito la giunta. La bocciatura da parte del Tar delle nomine nella Sanità, con l’annullamento della decadenza di alcuni direttori generali e il dietrofront obbligato su diverse nomine, ha inferto un colpo duro alla credibilità dell’esecutivo e alla sua capacità di governo in un settore nevralgico come quello sanitario. Il tribunale amministrativo, di fatto, ha smontato pezzo per pezzo la strategia della Regione, costringendo la stessa Todde – che nel frattempo aveva dovuto rilevare ad interim la delega alla Sanità – a fare i conti con una sentenza che definisce “attesa” ma che di fatto rimette in discussione l’intero impianto delle nomine. Una gatta da pelare non da poco, che si aggiunge alle difficoltà quotidiane di una giunta nata sotto il segno del cambiamento ma che, a due anni dall’inizio della legislatura, sembra ancora alla ricerca di una sua stabilità.

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