Bologna, un anno dopo il Ravone: memorie e inchiesta
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Redazione Interno
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Un pranzo condiviso, che ha il sapore di una riconquista, ha riunito coloro che, nella notte tra il 19 e il 20 ottobre dell'anno scorso, vissero l'incubo dell'acqua che invadeva le case. Il torrente Ravone, esondando in pieno centro a Bologna, aveva trasformato le strade in fiumi, lasciando dietro di sé un paesaggio di fango e devastazione. A distanza di dodici mesi, mentre si cerca di ricucire il tessuto quotidiano, molti segni di quei momenti restano ben visibili, muti testimoni di una ferita ancora aperta. Le parole del parroco Don Alessandro e di Rita Gigli, portavoce del comitato Ravone sicuro, si sono intrecciate con quelle del sindaco Matteo Lepore, in un confronto che unisce il ricordo alla necessità di guardare avanti, nonostante le difficoltà persistenti.
L'ombra della negligenza
Proprio mentre la città tentava di commemorare quella drammatica ricorrenza, è emersa una notizia che getta una luce diversa sull'accaduto: la magistratura, come riportato dall'edizione bolognese de "Il resto del Carlino", ha infatti avviato un'inchiesta per accertare eventuali responsabilità. Gli investigatori sono al lavoro per verificare se la mancata manutenzione del corso d'acqua e l'inosservanza delle procedure di gestione abbiano contribuito in modo decisivo al disastro, che causò allagamenti estesi nel quartiere Santa Viola. Un'indagine, questa, che solleva interrogativi non facili e che promette di seguire un percorso lungo e complesso.
La memoria diventa cinema
C'è chi, come la regista Giuliana Fantoni, ha scelto l'arte per elaborare e documentare l'evento. Tornata in fretta dal Brasile, dove si trovava per un festival, ha deciso di realizzare un film che è al tempo stesso un viaggio geografico e un'indagine sociale. "Il mio viaggio dalla sorgente alla foce", ha spiegato, "ho indagato le cause di quel disastro entrando casa per casa". La Fantoni, che vive da vent'anni in un condominio vicino a via Zoccoli, una delle aree più colpite, ha sentito la responsabilità di raccontare, attraverso le stesse persone coinvolte, le radici e le conseguenze di quella notte.
Il lutto che non si placa
Accanto ai danni materiali, che pure segnano profondamente un territorio, ci sono le perdite umane, quelle che lasciano un vuoto incolmabile. Andrea Farinelli ricorda con struggimento il fratello Simone, portato via dalla corrente a soli vent'anni durante l'esondazione del torrente Caurinzano, nella frazione di Botteghino di Zocca. I due fratelli erano insieme in auto, a poche centinaia di metri dalla sicurezza della propria abitazione, quando l'onda li ha travolti. Andrea, miracolosamente, è riuscito a salvarsi uscendo dal finestrino, ma il ricordo di quella lotta e il dolore per la perdita del fratello sono una ferita che il tempo, forse, potrà solo attenuare.




